inquinamento per settori

Inquinamento per settori: chi emette più gas serra al mondo

L’inquinamento per settori ha un nuovo totale da spartire: 54,1 miliardi di tonnellate di gas serra nel 2025, record storico secondo il rapporto EDGAR 2026 del Centro comune di ricerca europeo (JRC). Qual è il settore che, in termini di energia utilizzata, contribuisce maggiormente alle emissioni globali di CO₂? L’industria: se l’elettricità si conteggia a chi la consuma, le fabbriche valgono il 34% del totale (IPCC, dati 2019). Guardando invece a chi brucia i combustibili, in testa c’è la produzione di elettricità e calore, con il 33,6% (WRI, dati 2023).

Prima dei numeri, un’unità di misura: le emissioni si contano in CO₂ equivalente (CO₂eq), che converte ogni gas serra nella quantità di anidride carbonica che scalderebbe il pianeta allo stesso modo. Così metano, protossido di azoto e gas fluorurati rientrano nello stesso calcolo della CO₂. Secondo EDGAR, nel 2025 la CO₂ fossile rappresentava il 73,8% del totale. Seguivano il metano con il 17,6%, il protossido di azoto con il 5,3% e i gas fluorurati con il 3,3%.

Energia: tre quarti delle emissioni passano da un motore o da una caldaia

La fotografia più usata arriva da Climate Watch, la piattaforma di dati del World Resources Institute (WRI). Nell’aggiornamento di aprile 2026, che usa i numeri del 2023, il settore energetico produce il 76,7% dei gas serra mondiali. Per energia si intende tutto quello che brucia combustibili fossili: centrali, auto, camion, aerei, forni industriali e caldaie di casa.

Settore (dati 2023, WRI/Climate Watch) Quota delle emissioni mondiali
Elettricità e calore 33,6%
Trasporti 14,3%
Manifattura e costruzioni (energia) 12,2%
Edifici (combustione diretta) 6,3%
Altre voci energetiche (fughe di gas e altro) 10,3%
Agricoltura 12,3%
Processi industriali 6,2%
Rifiuti 3,8%
Uso del suolo e foreste 0,9%

Le quote sono arrotondate: per questo la somma fa 99,9% e non 100%.

I quattro sottosettori principali sommano il 66,4%. Il 10,3% residuo, che porta al 76,7% dell’energia, comprende tra l’altro le fughe di gas lungo le filiere di petrolio, gas e carbone. Sempre secondo il WRI, il trasporto su strada da solo vale il 12,7% delle emissioni globali ed è tra le principali fonti dell’inventario.

Esclusa l’energia, rimane un quarto del totale. L’agricoltura genera il 12,3% tra metano dei bovini, fertilizzanti azotati e risaie. I processi industriali producono il 6,2% tramite le reazioni chimiche di cemento e acciaio, che liberano CO₂ a prescindere dal combustibile. I rifiuti incidono per il 3,8%, soprattutto con il metano delle discariche. Per capire come questo peso arriva nel piatto c’è il nostro approfondimento sulle emissioni degli allevamenti.

Chi produce o chi consuma: perché le classifiche non coincidono

Le due risposte del primo paragrafo convivono perché esistono due modi di contare. Il primo assegna le emissioni al camino da cui escono: la centrale a carbone le imputa tutte al settore elettrico. Il secondo le attribuisce invece a chi usa quella corrente, cioè fabbriche, uffici e case.

Il Sesto rapporto di valutazione dell’IPCC distingue chiaramente i dati sulle emissioni. Nel 2019, considerando anche le foreste, sono state emesse 59 miliardi di tonnellate. La fornitura di energia rappresenta il 34% delle emissioni dirette. Se si attribuiscono elettricità e calore ai settori che li usano, la quota dell’energia scende al 12%. L’industria sale dal 24% al 34% e diventa il principale responsabile. Gli edifici aumentano dal 6% al 16%. Agricoltura, foreste e uso del suolo restano al 22%, trasporti al 15%.

Per chi studia, la regola pratica è semplice: se la domanda parla di energia utilizzata, la risposta è l’industria. Se invece parla di energia prodotta, la risposta è la generazione di elettricità e calore.

Cosa inquina di più al mondo: i paesi e i gas

Dai settori ai paesi. Secondo EDGAR 2026, sei grandi emettitori sono responsabili del 62% dei gas serra mondiali: Cina, Stati Uniti, India, Unione europea, Russia e Indonesia. La Cina da sola emette il 29,5% del totale, gli Stati Uniti l’11,1%, l’India l’8,3%. L’Unione europea scende al 5,8%, con una riduzione del 36% rispetto al 1990. Il confronto tra i diversi paesi è approfondito nell’articolo sulle emissioni di CO₂ di Cina, Stati Uniti e India.

Nel 2025 la crescita mondiale ha frenato, limitandosi a un +0,7% sul 2024, ma senza arrestarsi. Gli Stati Uniti registrano l’incremento assoluto più alto, aggiungendo 131,5 milioni di tonnellate. I voli internazionali valgono l’1,2% delle emissioni globali e le navi arrivano all’1,4%, frazioni minoritarie ma in continuo aumento. Abbiamo analizzato il peso effettivo degli aerei nell’articolo sull’inquinamento dei voli aerei.

In Italia il primo settore sono i trasporti

Da noi l’ordine cambia. Secondo l’ultimo inventario nazionale dell’ISPRA, nel 2024 l’Italia ha emesso poco più di 360 milioni di tonnellate di CO₂eq. Sono il 30% in meno rispetto al 1990 e il 3,6% in meno rispetto al 2023.

Il calo varia tra i settori. I trasporti pesano il 31% del totale nazionale, per oltre il 90% su strada, e restano più alti di oltre il 10% rispetto al 1990. La produzione di energia rappresenta il 18%, il residenziale il 18% e l’industria manifatturiera il 13%. Questi quattro settori generano circa l’80% delle emissioni italiane.

La produzione elettrica incide meno rispetto alla media mondiale. Questo dipende dalla crescita delle rinnovabili, soprattutto idroelettrico ed eolico, e dal calo del carbone. Il sistema rimane tuttavia instabile. Per il 2025 la stima preliminare dell’ISPRA, diffusa nella primavera 2026, indica un lieve rialzo (+0,3%): il dato definitivo arriverà con l’inventario nazionale del 2027. La causa è il maggiore impiego di gas nelle centrali durante un anno con poca acqua nei bacini idroelettrici.

E il digitale? Meno di quanto si diceva nel 2021

Nel dicembre 2020 un rapporto della Royal Society, l’accademia britannica delle scienze, ha calcolato che le tecnologie digitali pesano tra l’1,4% e il 5,9% delle emissioni globali. La forbice era ampia e in Italia la notizia ha fatto discutere: l’allora ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani invitò a mandare link invece di allegati pesanti.

I dati più aggiornati ridimensionano il problema, ma non lo cancellano. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) stima che i data center producano oggi circa 180 milioni di tonnellate di CO₂ indiretta, legata al loro consumo di elettricità. Questo rappresenta lo 0,5% delle emissioni da combustione. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, nello scenario base la quota dei data center raddoppia entro il 2030, arrivando all’1%. L’impatto di una singola e-mail è analizzato in le e-mail inquinano.

Dove si taglia di più: la corrente elettrica

Tutte le classifiche indicano lo stesso dato. La produzione di elettricità e calore è la prima voce per chi la genera. Industria ed edifici passano in testa solo calcolando la corrente che consumano. Ogni chilowattora prodotto senza combustibili fossili alleggerisce più settori contemporaneamente: fabbriche, case, uffici e, con l’auto elettrica, le strade. I paesi arrivati per primi al net zero sono partiti proprio dalle centrali. Il prossimo aggiornamento annuale di EDGAR, nel 2027, dirà se il rallentamento del 2025 è diventato un’inversione.

Domande frequenti

Qual è il settore che inquina di più al mondo?

Dipende da come si contano le emissioni. Se si guarda a chi brucia i combustibili, il primo settore è la produzione di elettricità e calore, con il 33,6% dei gas serra mondiali nel 2023 (WRI/Climate Watch). Se l'elettricità si attribuisce a chi la consuma, il primo settore diventa l'industria, con il 34% (IPCC, dati 2019). In entrambi i casi l'energia da combustibili fossili pesa circa tre quarti del totale.

Quale settore, in termini di energia utilizzata, contribuisce di più alle emissioni di CO₂?

L'industria. Secondo il Sesto rapporto dell'IPCC, quando le emissioni di centrali elettriche e impianti di calore si attribuiscono a chi usa quell'energia, l'industria passa dal 24% al 34% delle emissioni globali. È la quota più alta tra tutti i settori. Gli edifici salgono al 16%, mentre la produzione di energia scende al 12%.

Quanti gas serra emette il mondo ogni anno?

Secondo il rapporto EDGAR 2026 del Centro comune di ricerca della Commissione europea, nel 2025 le emissioni mondiali hanno raggiunto 54,1 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, esclusi uso del suolo e foreste. È lo 0,7% in più rispetto al 2024. La CO₂ fossile vale il 73,8% del totale, il metano il 17,6%.

Qual è il settore più inquinante in Italia?

I trasporti. Secondo l'ISPRA, nel 2024 hanno prodotto il 31% delle emissioni nazionali di gas serra, per oltre il 90% dal trasporto su strada. A differenza del totale nazionale, sono ancora sopra i livelli del 1990, di oltre il 10%. Seguono la produzione di energia e il residenziale (18% ciascuno) e l'industria manifatturiera (13%).

Il digitale inquina più degli aerei?

Restando ai soli data center, oggi no. L'IEA stima che producano circa 180 milioni di tonnellate di CO₂, lo 0,5% delle emissioni da combustione; i voli internazionali valgono l'1,2% dei gas serra mondiali (EDGAR 2026). Stime più ampie, che includono dispositivi e reti, arrivano tra l'1,4% e il 5,9% (Royal Society, 2020). I data center però crescono in fretta: l'IEA prevede che la loro quota raddoppi entro il 2030.

Le fonti

  • EDGAR, GHG emissions of all world countries, 2026 Report, JRC, 2025 — link allo studio
  • AR6 Working Group III, Summary for Policymakers, IPCC, 2019 — link allo studio
  • Emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici in Italia (2026), ISPRA, 2024 — link allo studio
  • Energy and AI: AI and climate change, IEA, 2030 — link allo studio
  • 4 charts explain greenhouse gas emissions by countries and sectors, WRI, 2023 — link allo studio
  • Digital technology vital to unlocking net-zero transition (2020), Royal Society — link allo studio