sfruttare il mare come energy storage
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Si può sfruttare il mare come energy storage?

Ecco una nuova soluzione per accumulare l’energia elettrica prodotta dagli impianti eolici

Fino a qualche anno fa il problema degli ambientalisti in campo energetico era quello di produrre più elettricità con le fonti rinnovabili. Ebbene, oggi il problema non è più legato alla produzione, quanto invece all’accumulo: come conservare tutta l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici ed eolici nei momenti in cui il fabbisogno è minore alla produzione? Questo è un problema relativamente nuovo, e molte soluzioni sono già state avanzate, ognuna pensata per risolvere un particolare aspetto del problema. Tesla sta cercando di potenziare gli accumulatori di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici sia a livello domestico che industriale, e abbiamo visto non molto tempo fa che qualcuno sta persino pensando di trasformare un’intera miniera di carbone in un’enorme batteria per energia rinnovabile. Qualcuno però, sembra aver pensato a qualcosa di totalmente diverso, non per il fotovoltaico, ma per l’eolico: dei ricercatori tedeschi, infatti, hanno deciso di sfruttare le acque del mare come energy storage.

sfruttare il mare come energy storage

Giganti sfere vuote in fondo al mare

Ma come è mai possibile sfruttare il mare come energy storage? La risposta è una: giganti sfere vuote da installare in fondo al mare. Sembra strano, certo, ma una delle soluzioni della Germania per dare un’ulteriore spinta alla propria Energiewende (transizione energetica) potrebbe proprio essere costituita da queste enormi uova marine. Le batterie attualmente sul mercato non sono sufficienti ad immagazzinare tutta l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti eolici tedeschi durante i picchi, il che significa che, mentre dell’elettricità in tutto e per tutto pulita viene buttata via, è necessario pescare di volta in volta dell’energia prodotta da fonti non rinnovabili per riempire i successivi vuoti tipici degli impianti a zero emissioni. La soluzione proposta, come detto, è quella di accumulare l’energia in palle giganti sfruttando il mare come energy storage: queste gigantesche sfere devono essere immerse ed installate sul fondale marino, per venire quindi collegate direttamente agli impianti eolici. Nel momento in cui le turbine generano energia elettrica che non viene immediatamente richiesta dalla rete, questa viene dirottata nel fondale marino, dove l’acqua viene pompata fuori dalle sfere in questione. Quando invece il vento sarà più debole e la rete elettrica domanderà dell’energia elettrica, si permetterà all’acqua di rientrare nelle uova marine, azionando così una turbina che, grazie ad un apposito generatore, convertirà il movimento meccanico in elettricità.

sfruttare il mare come energy storage

Sfruttare il mare come energy storage

Questi dispositivi in grado di sfruttare il mare come energy storage sono il frutto del progetto StEnSea (Stored Energy in the Sea), avviato dal Ministro Federale tedesco per l’Economia e l’Energia e messo in pratica dal lavoro del Fraunhofer Institute for Wind Energy and Energy System Technology. Come ha dichiarato Jochen Bard di IWES,

«con una capacità di accumulo pari a 20 MWh per ogni sfera e con la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi, possiamo immaginare di creare una capacità di storage pari a 893.000 MWh in tutto il mondo. Questo potrebbe dunque essere un importante ed economico contributo per compensare le fluttuazioni delle generazione di energia elettrica da impianti eolici e solari».

I test nel lago di Costanza

Per ora i test sono delle sfere in grado di sfruttare il mare come energy storage sono realtà stati avviati non in mare aperto, quanto invece nel lago di Costanza. Sulla base di questi risultati, gli esperimenti proseguiranno nei mari norvegesi e nel Mediterraneo. Nello specifico, nelle acque del lago è stato immerso un modello in scala 1:10, dal diametro di circa 3 metri, il quale è stato installato a 100 metri di profondità, per sfruttare al meglio la pressione dell’acqua.