Nuove centrali nucleari in Italia: un reattore di ricerca moderno

Nucleare in Italia: dove e quando arriveranno le nuove centrali

Il 23 settembre 2026 il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega sul nucleare — 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti — dopo il sì della Camera del 4 giugno. È la prima volta che l’Italia si dà una cornice per rimettere reattori sul proprio territorio da quando, con il referendum del 1987 seguito al disastro di Chernobyl, aveva deciso di spegnere le sue centrali. Un secondo referendum, nel 2011, poco dopo Fukushima, aveva confermato quel no in modo netto.

La notizia ha subito acceso due domande molto concrete: quando avremo davvero corrente da queste centrali, e dove verranno costruite. La risposta onesta è che la legge dice molto sulla prima e quasi nulla sulla seconda. Vale la pena capire perché.

Cosa ha deciso davvero il Parlamento

La formula tecnica è “legge delega”: non è la norma che costruisce le centrali, ma quella che dà al governo il potere di scrivere entro un anno i decreti attuativi, cioè le regole di dettaglio (autorizzazioni, sicurezza, controlli). Sono previsti altri 24 mesi per eventuali correttivi.

Il punto più importante, e spesso trascurato nei titoli, è che la legge esclude le grandi centrali tradizionali, quelle da migliaia di megawatt che immaginiamo quando pensiamo al nucleare del Novecento. Apre invece solo agli SMR, i piccoli reattori modulari (in inglese small modular reactor): impianti compatti, di solito sotto i 300 megawatt, all’incirca il fabbisogno di una città media. Il quotidiano.net segnala che si guarda anche agli AMR, i reattori modulari “avanzati”, una generazione ancora più sperimentale.

Quando: la stima è il 2033-2034, ma con prudenza

Sul “quando” il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha indicato un orizzonte: le prime centrali potrebbero entrare in funzione tra il 2033 e il 2034. Ha però aggiunto subito che è una stima basata sugli elementi forniti dagli esperti, non una data scritta nella legge.

La cautela è giustificata. Prima servono i decreti attuativi (dodici mesi), poi la tecnologia deve arrivare davvero sul mercato: i prototipi di SMR esistono, ma restano in fase di sviluppo, e la loro diffusione commerciale è attesa non prima della prima metà degli anni Trenta. C’è poi un dettaglio che pesa: al momento non sono stati stanziati fondi per la costruzione degli impianti, solo coperture iniziali. Tradotto: la cornice c’è, i soldi per i reattori veri no.

Dove: la legge non lo dice (e i siti sui giornali sono ipotesi)

Qui arriva la parte da leggere con attenzione, perché su molti giornali sono già comparse mappe con regioni e paesi. La legge, in realtà, non individua alcun sito. La scelta dei luoghi resta una questione aperta, da decidere in seguito sulla base di criteri tecnici, ambientali e territoriali.

I nomi che circolano — dal Piemonte al Lazio, con Montalto di Castro spesso citata perché ospitò una centrale mai entrata in servizio, fino alla Campania — sono per ora ipotesi giornalistiche e candidature del dibattito politico, non decisioni. Attenzione quindi a leggerli come fatti: oggi non c’è nessun sito ufficiale, e lo stesso vale per il deposito nazionale delle scorie, un nodo che l’Italia si trascina irrisolto da anni.

Cosa sono gli SMR e perché l’Italia punta su questi

La scommessa sui piccoli reattori modulari ha una logica. L’idea è costruirli in fabbrica a pezzi standard e assemblarli sul posto, come si fa con una catena di montaggio: in teoria tempi più brevi, costi più prevedibili e la possibilità di aggiungere moduli a mano a mano che serve energia. Sono anche più piccoli, quindi in linea di principio più semplici da collocare vicino a dove la corrente serve, per esempio poli industriali.

Il condizionale però è d’obbligo. Nel mondo gli SMR pienamente commerciali si contano sulle dita di una mano, e i primi progetti occidentali hanno già conosciuto ritardi e rincari. La stessa fusione nucleare, citata da alcuni come la vera svolta, è un’altra cosa e resta lontana decenni. Per approfondire le tecnologie di nuova generazione abbiamo dedicato un pezzo al torio e ai reattori del futuro.

Il nodo vero: emissioni sì, ma non è una fonte rinnovabile

Un chiarimento che aiuta a orientarsi nel dibattito: il nucleare è una fonte a basse emissioni di anidride carbonica, ma non è una fonte rinnovabile. Funziona grazie all’uranio, che è una risorsa finita, e questo lo tiene fuori dalla famiglia di sole, vento e acqua — le vere energie rinnovabili. Sono due assi diversi: “rinnovabile” vuol dire che non si esaurisce, “a basse emissioni” vuol dire che libera poca CO2.

La nostra posizione, che teniamo da tempo, è che il nucleare gestito con le dovute attenzioni e con le tecnologie più evolute può essere una necessità di transizione: serve ad affiancare le rinnovabili mentre crescono e si risolvono i loro limiti (accumulo, reti, intermittenza), tenendo il posto che altrimenti prenderebbero carbone e gas. Non è la soluzione unica e non è un tabù. Restano criticità reali — tempi lunghi, costi, gestione delle scorie e sicurezza — che vanno riconosciute senza trasformarle né in una condanna né in una promessa.

Il primo vero banco di prova sarà tecnico e ravvicinato: entro circa un anno i decreti attuativi diranno con quali regole, con quali controlli e con quali coperture economiche questo ritorno dovrebbe prendere forma. Fino ad allora, “quando” e soprattutto “dove” restano risposte da scrivere.

Domande frequenti

Quando arriveranno le prime centrali nucleari in Italia?

Secondo la stima del ministro Pichetto Fratin, tra il 2033 e il 2034, ma non è una scadenza fissata dalla legge: dipende dai decreti attuativi (previsti entro un anno) e dalla maturità degli SMR, attesi sul mercato non prima della prima metà degli anni Trenta.

Dove saranno costruite le centrali?

La legge non indica alcun sito. I luoghi citati sui giornali (Piemonte, Montalto di Castro, Campania) sono ipotesi e candidature del dibattito, non decisioni ufficiali. La scelta avverrà in seguito su criteri tecnici, ambientali e territoriali.

Che tipo di reattori saranno?

Solo piccoli reattori modulari (SMR), sotto i 300 megawatt, e in prospettiva i più avanzati AMR. La legge esclude le grandi centrali tradizionali.

Il nucleare è una fonte rinnovabile?

No. È a basse emissioni di CO2, ma usa l'uranio, una risorsa finita: per questo non è rinnovabile. È considerato una fonte da affiancare alle rinnovabili nella transizione, non un loro sostituto.

Le fonti

  • Il Parlamento ha approvato la legge delega sul nucleare, Il Post — link allo studio
  • Nucleare in Italia, dove e quando saranno costruiti i primi reattori, Sky TG24 — link allo studio
  • Il nucleare sostenibile è legge: SMR e AMR, Quotidiano.net — link allo studio
  • Small Modular Reactors, IAEA — link allo studio
  • Energia nucleare: programma nazionale e gestione delle scorie, MASE — link allo studio