Attenti alla pellicola

Chi di noi non ne ha un rotolo a casa? Le pellicole per alimenti sono utilissime per conservare cibi avanzati, pasti per il giorno dopo e per richiudere barattoli. In alcune preparazioni, poi, sono praticamente indispensabili: basti pensare alla pasta frolla, o a certi tipi di lievitazione per il pane fatto in casa. Ma è noto che in alcuni casi l’uso di alcune tipologie di pellicole plastiche può contaminare i nostri cibi. Sotto accusa sono soprattutto le pellicole in PVC, che contengono molto spesso ftalati, i quali a contatto con alimenti con una notevole quantità di lipidi possono diventare solubili e quindi nocivi. Proprio per questo stanno aumentando sempre di più le le pellicole che utilizzano materiali alternativi, come il polietilene. Ma c’è chi sta facendo di più, mirando a produrre pellicole edibili, ecologiche e non nocive, né per l’uomo, né per l’ambiente.

Pectina e chitosano

C’è infatti chi sta ricavando delle pellicole per alimenti dalle bucce delle arance e dai gusci dei gamberetti, ovvero dalla pectina e dal chitosano. Come ha spiegato Salvatore Raccuia, ricercatore nel settore alimentare del Cnr di Catania, «dalla buccia dell’arancia si ottengono gli oli essenziali e la pectina, una molecola da cui si possono ricavare prodotti di pregio come un particolare tipo di carta, ma anche film edibili destinati al rivestimento e alla conservazione di alimenti». Certamente questo tipo di processo è possibile solamente in impianti molto innovativi, e in Italia per adesso ne esiste solo uno, in provincia di Messina, il quale produce il 5% del totale della pectina a livello mondiale. Non è ovviamente un caso che questo centro si trovi proprio in Sicilia, poiché la pectina si ottiene per il 98% proprio dalla buccia di arance.

Non convenzionali

Come anticipato, però, i film edibili non si possono realizzare unicamente con le bucce di arancia: pellicole ecologiche possono essere create anche partendo dal chitosano, una sostanza che si ottiene mediante la lavorazione dei gusci dei gamberetti. Gli impieghi della pectina e del chitosano per la realizzazione di pellicole alimentari sono molto recenti, e per ora, come sottolinea Reccuia, sono destinati «a produzioni non convenzionali». Perché sì, le pellicole in questione sono totalmente edibili e biodegradabili, ma hanno un costo piuttosto alto, che ad oggi le rende adatte solamente al confezionamento di produzione biologiche, «che notoriamente si rivolgono a un consumatore disposto a spendere qualcosa in più». Le prospettive della pellicola a base di buccia di arancia sono, nonostante questo, abbastanza buone: una tonnellata di pectina costa infatti tra gli 800 e i 900 euro, un prezzo tutto sommato accessibile, soprattutto se confrontato a quello del chitosano ricavato dal guscio dei gamberetti, il quale si attesta sui 900 euro al chilogrammo.

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