Italia

Pescara: frutti di mare e frutti del male

Pescara, storia di uno spaghetto e vongole alla salmonella

Anche se le temperature si stanno abbassando giorno dopo giorno, l’appetito degli italiani non tocca mai lo zero. Anzi: più si avvicina il Natale e più dai nostri ricordi affiora quell’aroma inconfondibile di pesce che si propaga dalle nostre cucine. Cosa c’è di meglio di una tavola imbandita, del calore familiare e di un bel piatto di spaghetti e vongole (freschissime, ovviamente), magari accompagnato da un buon vino?

Uno scenario che, tra poche settimane, si ripeterà in tutta Italia…ma forse non a Pescara. Non ce ne vogliano i nostri amici della provincia abruzzese, ma per voi quest’anno niente vongole. Al massimo, una scatoletta di tonno. Il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini (PD), ha appena firmato un’ordinanza nella quale si ordina lo stop completo alla pesca delle vongole in un tratto della costa adriatica.

Salmonella ed escherichia coli nelle acque di Pescara

Il provvedimento è stato dettato dalle ultime analisi dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale, su campioni prelevati dall’Asl nel mare che bagna Pescara. Dagli accertamenti si è verificata la presenza di Salmonella e Escherichia Coli in numero superiore ai limiti di legge. Subito allarmate Capitaneria di porto, Carabinieri, Guardia di Finanza, la stessa Asl e la Regione Abruzzo, oltre al Cogevo – il consorzio di Gestione Vongole.

Sono stati gli stessi pescatori a collaborare con le autorità per monitorare lo stato di salute del mare nei tratti a rischio, ormai tristemente noti, come il tratto di costa a sud di Fosso Vallelunga. Le vongole pescate in questo specchio d’acqua dovranno transitare per un centro di depurazione molluschi, in modo da abbatterne la carica batterica. Se fossero mangiate così come sono, si rischierebbero gravi infezioni.

Che dire, c’è molto da lavorare in questi mesi per il sindaco Alessandrini. Prima la triste vicenda del divieto di balneazione in agosto, poi l’ancora più triste vicenda degli scarichi del comune che finivano direttamente in mare, infine la salmonella nelle vongole.

Si direbbe che Pescara abbia più di qualche problema con l’inquinamento del proprio mare, principalmente dovuto alla mancanza di depuratori funzionanti ed efficaci, e in generale all’incuria e alla mala gestione del territorio.

Eppure il sindaco di Pescara è uno dei tanti amministratori del Sud Italia che non perdono occasione di esprimere la propria vocazione alla tutela ambientale. Il primo cittadino – oltre a essere un fervente oppositore di alcuni progetti energetici che, pur ancora non esistenti, “inquinano” il territorio – offre la propria ospitalità a manifestazioni contro la cosiddetta “petrolizzazione” del mare, il tutto in nome della sacrosanta difesa dell’ambiente.

Sebbene, nel concreto, il territorio si stia rivelando a poco a poco un posto (purtroppo) scarsamente attento alla salvaguardia del nostro bel mare, in barba alle bellezze che questo tratto di costa nasconde.

Ma perché quindi il sindaco Alessandrini non si dedica seriamente a tutelare l’ambiente e il mare, invece di osteggiare l’industria energetica, settore sottoposto a rigidi e severi controlli che potrebbe anche favorire l’occupazione locale?

Descritto così, questo scenario potrebbe risultare anche come una presa in giro nei confronti dei cittadini pescaresi, soprattutto per i più giovani e i disoccupati: si dice di no a importanti investimenti (almeno 1,41 miliardi di euro se tutti i progetti fermi in Abruzzo fossero sbloccati – fonte “Idrocarburi in Abruzzo – scenario economico, occupazionale e territoriale” di Confindustria Chieti al Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università di L’Aquila) in nome della tutela dell’ambiente, per poi non fare assolutamente nulla contro una situazione di grave (e reale!) inquinamento.

Che dietro la difesa ecologica – di quella sbandierata lungo i cortei di piazza e contro un nemico “accattivante” come il petrolio – si nasconda in realtà sia solo un pretesto strappavoti per accattivarsi le urne dell’opinione pubblica?

A pensare male si fa peccato, eppure…

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