Il 2018 è iniziato nel peggiore dei modi dal punto di vista ambientale. È iniziato infatti con lo sversamento di migliaia di tonnellate di petrolio in mare e al momento, sebbene se ne inizi a parlare di meno sui mezzi di informazione, non c’è molto da fare per tentare di tranquillizzare la situazione. Siamo in attesa e in balia – letteralmente – delle onde cercando di intuire la direzione che lo sversamento potrebbe prendere e con quali conseguenze.

Petrolio in mare la tragedia della Sanchi

Lo scorso 6 gennaio la petroliera Sanchi si era scontrata con la nave mercantile Crystal a circa 150 miglia da Shanghai. Dei 32 membri dell’equipaggio sono stati recuperati soltanto tre corpi. La nave nel giro di qualche giorno è colata a picco e ora si teme che si debba fronteggiare un incredibile disastro ambientale a causa delle 136 mila tonnellate di condensato ultraleggero che la nave battente bandiera iraniana stava trasportando in Corea del Sud e che si sono riversate in acqua.

Petrolio in mare

L’esplosione un’ora dopo lo scontro

Secondo quanto riportato giorni fa dal quotidiano La Repubblica un portavoce del team dei soccorsi inviato a Shanghai, avrebbe riferito alla TV di Teheran le informazioni ottenute dai 21 membri dell’equipaggio della nave Crystal che si sono salvati tutti. Secondo la loro testimonianza, il personale della Sanchi sarebbe stato investito da una potente esplosione avvenuta nella prima ora dopo l’incidente e dal rilascio di gas altamente tossico. “Malgrado i nostri sforzi, non è stato possibile domare le fiamme e recuperare i corpi a causa delle esplosioni e del rilascio di gas”, ha aggiunto Rastad. Gas fuoriuscito e incendiato già dal giorno della collisione.

Petrolio in mare

Un disastro di dimensioni potenzialmente incalcolabili

Il petrolio in mare fuoriuscito dalla Sanchi potrebbe potenzialmente rappresentare uno dei peggiori incidenti petroliferi degli ultimi decenni. Gli studiosi del National Oceanography Center e dell’Università di Southampton, che sono al lavoro sullo studio del flusso di greggio dopo lo scontro hanno tracciato un’ipotetica rotta del condensato con risultati tutt’altro che tranquillizzanti. Infatti lo sversamento potrebbe persino raggiungere il Giappone entro un mese. In questo caso il petrolio in mare potrebbe avere gravi ripercussioni sulle importanti barriere coralline, sulle zone di pesca e sulle aree marine protette.

Velocemente verso il Sol Levante

Da Southampton prevedono che il condensato possa entrare nella corrente di Kuroshio e quindi essere trasportato rapidamente lungo le coste meridionali delle isole Kyushu, Shikoku e Honshu, raggiungendo potenzialmente l’area di Tokyo entro 2 mesi.

Petrolio in mare

A rischio anche la Corea e il dilemma condensato

Le loro recenti simulazioni spostano l’attenzione anche sui possibili impatti nella Corea del Sud dove sarebbero a rischio molte più persone e tante attività marittime come la pesca. Un altro problema riguardante l’incidente è stato posto all’attenzione dagli scienziati. Infatti Simon Boxall, del National Oceanography Center dell’Università di Southampton, avrebbe dichiarato alla BBC che così tanto condensato non è mai andato disperso nell’Oceano prima d’ora e che quindi regna una sostanziale incertezza.

Davanti a un caso unico

Rick Steiner, ex professore della University of Alaska ad Anchorage e esperto globale di sversamenti di petrolio, tra cui l’ Exxon Valdez, ha detto a Nature: “Questo è un nuovo terreno di studio, purtroppo, e siamo davanti probabilmente a uno degli sversamenti più unici della storia.” Tra l’altro in una simile situazione è fondamentale constatate come di solito nella maggior parte delle fuoriuscite di petrolio si tenda ad avere un effetto tossicologico cronico nel tempo a causa del deposito dei residui; quello a cui stiamo assistendo in questi giorni potrebbe essere invece uno dei primi sversamenti in cui la tossicità a breve termine desta una maggiore preoccupazione.

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