Cosa sono i PFAS? Dove si trovano, e perché sono pericolosi?
Aggiornato il 14 agosto 2026
I PFAS — capire cosa sono è il primo passo — sono una famiglia di sostanze chimiche di sintesi, le per- e polifluoroalchiliche, usate da decenni per rendere i prodotti impermeabili e antiaderenti: secondo l’ECHA, l’agenzia europea per le sostanze chimiche, la famiglia conta oltre 10.000 composti (2026). Li chiamano “inquinanti eterni”: i legami tra carbonio e fluoro che li compongono non si degradano quasi mai in natura. Il tema è diventato normativo: secondo la Commissione europea, dal 12 gennaio 2026 tutta l’acqua potabile dell’UE deve rispettare per la prima volta limiti armonizzati sui PFAS.
Dove si trovano i PFAS: gli oggetti di ogni giorno
I PFAS resistono ad acqua, grassi e calore. Per questo l’industria li usa ovunque: padelle antiaderenti, abbigliamento impermeabile, imballaggi alimentari, cosmetici, schiume antincendio, tappeti e tessuti antimacchia. Uno studio pubblicato su Food Additives and Contaminants nel 2023 li ha trovati anche dove non te li aspetti: nel 90% delle cannucce di carta europee analizzate, proprio l’alternativa “green” alla plastica.
Dagli oggetti, i PFAS passano all’ambiente. Gli impianti che li producono o li usano li rilasciano nelle acque; da lì entrano nei campi, negli allevamenti e nella catena alimentare. In Italia il caso più grave è quello del Veneto, considerato la più grande contaminazione da PFAS d’Europa: secondo uno studio peer-reviewed del 2025 l‘“area rossa” copre 30 comuni tra le province di Vicenza, Padova e Verona, esposti per anni attraverso l’acqua potabile, e il piano regionale di sorveglianza sanitaria riguarda decine di migliaia di residenti. Chi vuole ridurre l’impronta complessiva dei propri acquisti può partire dalla nostra guida per ridurre l’impatto ambientale al supermercato.
Perché i PFAS sono pericolosi per la salute
L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha fissato nel 2020 una soglia di sicurezza molto bassa: 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo a settimana, per la somma dei quattro PFAS più studiati. L’effetto più critico individuato dall’EFSA riguarda il sistema immunitario: l’esposizione riduce la risposta ai vaccini nei bambini; lo stesso parere del 2020 collega i PFAS ad aumento del colesterolo e effetti sul fegato. Sul fronte tumori la valutazione più autorevole è della IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’OMS, che nel novembre 2023 ha classificato il PFOA — il più noto della famiglia — cancerogeno per l’uomo (gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno (gruppo 2B).
Il punto chiave è l’accumulo: queste sostanze restano nel corpo per anni e nell’ambiente per decenni. Non è la singola padella graffiata a fare la differenza, ma l’esposizione continua da più fonti — acqua, cibo, polvere domestica — per tutta la vita.
PFAS nell’acqua potabile: cosa cambia nel 2026
La svolta normativa è di quest’anno. La direttiva europea sull’acqua potabile (2020/2184) impone dal 12 gennaio 2026 due tetti in tutta l’UE: 0,5 microgrammi per litro per i PFAS totali e 0,1 per la somma di quelli più preoccupanti. Se i valori vengono superati, i gestori devono intervenire: trattamenti aggiuntivi, chiusura dei pozzi contaminati, informazione ai cittadini.
L’Italia ha adottato limiti in parte più severi con il decreto legislativo 102/2025: 0,02 microgrammi per litro per la somma dei 4 PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS), come spiega ARPAV a Materia Rinnovabile (2026). Secondo Greenpeace Italia, però, l’applicazione dei nuovi valori è stata prorogata di sei mesi, al 12 luglio 2026. La partita più grande si gioca però a Bruxelles: l’ECHA, l’agenzia europea per le sostanze chimiche, ha portato avanti nel marzo 2026 la proposta di messa al bando quasi totale dei PFAS in Europa, con parere finale atteso entro fine 2026 e decisione verso il 2027.
Come ridurre l’esposizione ai PFAS nella vita quotidiana
Eliminare i PFAS dalla propria vita è impossibile, ridurli no. Le mosse più efficaci: sostituire le padelle antiaderenti graffiate (o passare a ferro e acciaio), preferire abbigliamento senza trattamenti impermeabilizzanti PFC quando non serve, limitare i contenitori alimentari antiunto (fast food, popcorn da microonde) e informarsi sulla qualità dell’acqua del proprio comune, che i gestori devono pubblicare. Sapere quanto inquina la propria spesa aiuta a scegliere anche su questo fronte, come per le microplastiche: i due problemi viaggiano spesso insieme.
Perché il 2026 è l’anno di svolta per gli inquinanti eterni
Per cinquant’anni i PFAS sono stati un problema invisibile: utili, ovunque e senza regole. Il 2026 è l’anno in cui l’Europa ha iniziato a misurarli obbligatoriamente nell’acqua di tutti e a discutere se vietarli quasi del tutto. La direzione è tracciata; i tempi, come sempre, dipenderanno anche dalla pressione dell’opinione pubblica. Nel frattempo, conoscere dove si nascondono i PFAS resta la protezione migliore a disposizione di ciascuno.
Domande frequenti
Cosa sono i PFAS in parole semplici?
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono oltre 10.000 composti chimici artificiali usati per rendere i prodotti resistenti ad acqua, grassi e calore: padelle antiaderenti, giacche impermeabili, imballaggi. Il legame carbonio-fluoro che li caratterizza non si degrada quasi mai: per questo si chiamano "inquinanti eterni". Si accumulano nell'ambiente, nell'acqua e nel corpo umano.
I PFAS nell'acqua del rubinetto sono controllati?
Sì, dal 12 gennaio 2026 in tutta l'Unione Europea. La direttiva 2020/2184 impone il monitoraggio armonizzato e due limiti: 0,5 microgrammi per litro per i PFAS totali e 0,1 per la somma di quelli più preoccupanti. L'Italia ha fissato limiti in parte più severi ma ne ha prorogato l'applicazione al 12 luglio 2026. In caso di superamento, i gestori devono intervenire e informare i cittadini.
Come posso ridurre l'esposizione ai PFAS?
Le azioni più efficaci: sostituire le padelle antiaderenti graffiate, preferire pentole in acciaio o ferro, scegliere abbigliamento senza trattamenti impermeabilizzanti quando non necessari, limitare gli imballaggi antiunto (fast food, popcorn da microonde) e verificare i dati sulla qualità dell'acqua pubblicati dal proprio gestore. L'esposizione si riduce sommando tante piccole scelte, non con un gesto singolo.
Le fonti
- nuove protezioni UE contro i PFAS nell'acqua potabile, Commissione europea, 2026 — link allo studio
- direttiva 2020/2184 sulla qualità dell'acqua potabile, EUR-Lex — link allo studio
- pareri dei comitati sulla restrizione universale dei PFAS, ECHA, 2026 — link allo studio
- parere scientifico sui PFAS negli alimenti, EFSA, 2020 — link allo studio
- la proroga italiana dei limiti PFAS, Greenpeace Italia, 2026 — link allo studio
- PFAS nelle cannucce di carta, Food Additives and Contaminants, 2023 — link allo studio
- Studio peer-reviewed sul biomonitoraggio nell'area rossa del Veneto, 2025 — link allo studio
- classificazione della cancerogenicità di PFOA e PFOS, IARC, 2023 — link allo studio
- ARPAV sul decreto legislativo 102/2025, Materia Rinnovabile, 2026 — link allo studio




