Negli Stati Uniti è in atto una ribellione ecologica a favore dell’eolico e del solare. Nonostante gli annunci di Trump dell’uscita dagli accordi sul clima di Parigi e del rilancio di petrolio, gas e carbone.

Il 1 giugno Donald Trump ha annunciato l’uscita degli USA dagli accordi di Parigi. Il motivo sarebbe che il patto internazionale sul clima costerebbe agli Stati Uniti posti di lavoro che “non possono permettersi di perdere”. L’annuncio ha scioccato l’America stessa, i sostenitori dell’economia green, gli ambientalisti e gli altri 195 paesi, tra cui l’Europa. Ma Trump rincara la dose: il 28 giugno ha presentato il rilancio di petrolio, gas e carbone. L’obiettivo è il “dominio” dell’energia e dei suoi mercati internazionali, anche attraverso l’export di tecnologie per il nucleare e per le rinnovabili.

Negli USA però gli annunci del presidente stanno rafforzando il fronte delle energie rinnovabili. Vediamo come.

pompa petrolifera Usa (foto: wind turbines girl (turbine eoliche (foto: pompa petrolifera Usa (https://pixabay.com/)

La ribellione ecologica negli Stati Uniti

Lo stesso 1 giugno, i governatori di California, New York e Washington hanno dichiarato la nascita della US Climate Alliance, una coalizione che sostiene gli accordi sul clima di Parigi. La US Climate Alliance ha raggruppato 12 stati (con Porto Rico) in pochi giorni e rappresenta più di un 100 milioni di statunitensi e un terzo del PIL americano. E altri 10 stati sono pronti ad aggiungersi.

Michael Bloomberg, ex sindaco di New York e filantropo, si è impegnato a raccogliere 15 milioni di dollari a favore della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Stati, distretti, città, aziende e università hanno formato We Are Still In per difendere l’impegno contro il cambiamento climatico. Il gruppo, capeggiato da Bloomberg, rappresenta 120 milioni di americani e 6,2 miliardi di dollari in contributi nell’economia americana. A parte, un altro gruppo di 274 sindaci ha firmato una dichiarazione a sostegno degli accordi di Parigi e si fanno chiamare Climate Mayors (ossia sindaci a difesa del clima). Perché?

Due sono i motivi principali: per alcuni la difesa degli accordi sul clima è l’unico modo per proteggere la Terra, già provata dal cambiamento climatico, e garantire ai nostri figli e nipoti un futuro sostenibile. Per altri è una strategia economica, in testa alcuni governatori e imprenditori repubblicani.

turbine eoliche con prato fiorito di papaveri e ragazza di schiena(https://pixabay.com/)

La potenza dell’eolico negli Stati Uniti

Le energie rinnovabili hanno portato numerosi vantaggi negli USA: prezzi bassi bloccati per anni, milioni di posti di lavoro e la capacità di attirare investimenti, anche stranieri. Un esempio è il Kansas: l’anno scorso ha prodotto il 30% dell’energia elettrica solo dall’eolico. E potrebbe raggiungere il 50% entro i prossimi due anni, se l’Iowa non arriva prima. Kansas, Iowa, North Dakota, South Dakota e Oklahoma sono chiamati “stati del vento”. Come il Texas, maggior produttore nazionale di energia eolica, con il 69%. E sono tutti stati che hanno votato Trump.

Le energie rinnovabili però non sono solo un business repubblicano. In tutti gli Stati Uniti, imprenditori e politici hanno investito nell’energia pulita per i suoi vantaggi economici e ambientali. Merito del federalismo? Forse. Michael Kazin, storico della Georgetown University di Washington dice che “nel sistema americano, gli stati hanno enormi poteri, che a volte sono usati per ideali progressisti”.

Molti stati americani stanno raggiungendo i loro obiettivi. L’eolico ha prestazioni straordinarie: le turbine eoliche producono da sole il 6% dell’elettricità nazionale. Ed alcune stime dicono che potrebbe arrivare al 30% e oltre. E il vento spinge anche il solare. Merito dei sussidi nazionali, che tengono i prezzi bassi e permettono al mercato di espandersi.

Produttori e consumatori insieme per l’energia rinnovabile

In risposta a Trump, alcuni stati democratici stanno raddoppiando gli sforzi. Ad esempio, California e New York hanno stimato di coprire il 50% dei loro consumi con energie rinnovabili entro il 2025. E la California sta discutendo se fissare l’obiettivo del 100% entro il 2045.

Come riuscirci? L’unione tra produttori di energia pulita e consumatori sembra la strada più efficace. La California e gli altri stati dell’ovest stanno discutendo su come accorpare i mercati dell’elettricità. Il primo a beneficiarne sarebbe il Wyoming: il maggiore produttore americano di carbone potrebbe costruire la centrale eolica più grande al mondo. Avviando così una conversione verso l’energia green.

L’obiettivo principale, però, è avere leggi federali a favore delle energie rinnovabili. Il Kansas, ad esempio, solo con l’eolico potrebbe diventare il primo produttore energetico degli USA. Ma mancano le reti di distribuzione e le infrastrutture.

wind turbine in a corn field (https://pixabay.com/)

La ribellione ecologica per gli Stati Uniti

Negli USA le energie rinnovabili stanno dando risultati eccellenti ma hanno ancora enormi potenzialità. La ribellione ecologica non è un movimento politico ma una strategia economica e sociale sostenibile. Altri paesi corrono decisi, prima fra tutti la Cina. Anche l’Arabia Saudita si sta preparando all’era post-petrolio. E nel mondo l’energia pulita dà lavoro a milioni di persone. “Nonostante noi siamo parte del problema, possiamo ancora diventare parte della soluzione”, come dice Bill Nye, divulgatore scientifico e conduttore televisivo.

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