Hanno un elevato impatto ambientale, riempiono le nostre discariche senza poter essere riciclati e in molti casi sono dannosi per la salute. Parliamo degli imballaggi alimentari, una delle questioni più spinose per l’industria del cibo, di cui si fa indubbiamente un abuso. Se in molti casi è impensabile eliminarli del tutto optando per alimenti sfusi una soluzione interessante arriva dagli imballaggi organici, per realizzare i quali vengono utilizzati scarti alimentari.

Imballaggi organici, l’alternativa biologica e sostenibile

Negli ultimi anni un numero crescente di imprenditori e ricercatori stanno investendo in materiali e tecniche alternative per trasformare alcuni alimenti come funghi, alghe, latte e bucce di pomodoro in sostanze commestibili che possano sostituire rivestimenti e contenitori tradizionalmente utilizzati per il packaging.

L’interesse parte anche dall’industria stessa, come dimostra la recente partnership siglata da due fra le più grandi aziende leader nel settore dell’acqua in bottiglia, Danone e Nestlé Waters (in Italia attraverso il Gruppo Sanpellegrino), con la Origin Materials, un’azienda biotech californiana. L’obiettivo è quello di sviluppare nei prossimi 5 anni una bottiglia di plastica completamente biodegradabile, a partire da segatura e da altri materiali di recupero. I più critici ritengono che sia solo una strategia di marketing e non un reale interesse verso una maggiore sostenibilità dell’industria ma resta il fatto che è in atto un’inversione di tendenza, che mira ad abbandonare materiali inquinanti in favore dello sviluppo di imballaggi organici e bio.

EcoCradle, il packaging fatto di funghi

Il Merck Forest e Farmland Center, un gruppo ambientalista senza scopo di lucro con sede a  Rupert, negli Usa, e che si sostiene economicamente vendendo sciroppo d’acero ha fatto una scelta drastica negli ultimi due anni: ha bandito del tutto il tradizionale packaging sostituendolo con imballaggi organici fatti di funghi.

L’innovazione si chiama EcoCradle, è prodotta dalla Ecovative Design, azienda di Green Island, New York, e si tratta di contenitori a base di funghi, che vengono coltivati utilizzando gli scarti dell’agricoltura, come i semi di cotone, il truciolo o la buccia del grano saraceno. Come funziona? Gli scarti agricoli, il micelio e le radici dei funghi vengono versati in uno stampo. In poco tempo i funghi assorbono gli scarti adattandosi al contenitore e una volta che si è raggiunta la forma desiderata il composto viene trattato con il calore che ne blocca l’ulteriore crescita.

imballaggi organici

Secondo le stime questi imballaggi consentono di consumare il 98% di energia in meno rispetto a quella normalmente necessaria per la produzione del packaging in polistirolo, riducendo drasticamente gli sprechi, perché i contenitori sono biodegradabili o possono addirittura essere mangiati.

Shrink, pellicola alimentare al chitosano

Un’alternativa alla plastica è anche il chitosano, una sostanza naturale derivata dalla chitina, un polimero che protegge crostacei e insetti conferendo durezza e resistenza a gusci e corazze. Il Wyss Institute dell’Università di Harvard lo ha utilizzato, unendolo a una proteina della seta chiamata fibroina per dar vita a Shrilk, una pellicola alimentare 100% biodegradabile. Secondo i ricercatori il materiale è molto simile alla plastica in quanto a resistenza e consistenza ma è completamente naturale e presente in grandi quantità in natura: basti solo pensare a quanti gusci di crostacei finiscono nel cestino tutti i giorni. Shrink può essere utilizzato al posto della platica per la realizzazione di imballaggi organici ma le applicazioni potrebbero essere diverse: dai sacchetti dell’immondizia ai pannolini fino a oggetti in 3D dalla forma complessa.

Ohoo, bottiglia d’acqua alle alghe

Le bottiglie di plastica sono sicuramente uno dei problemi maggiori per l’inquinamento legato al packaging. Prospettive interessanti arrivano dalle alghe, che sono state utilizzate per la realizzazione di Ohoo, piccole sfere d’acqua rivestite da un materiale di sintesi ottenuto da una soluzione di cloruro di calcio e alghe, dalla consistenza gelatinosa, completamente commestibile e biodegradabile.

L’invenzione è stata messa a punto dal londinese Skipping Rocks Lab, che aveva inizialmente immaginato una soluzione che potesse sostituire le bottigliette d’acqua distribuite nelle manifestazioni sportive. Ma le cose sono andate meglio del previsto e, grazie alla prima licenza commerciale, il prodotto può essere venduto sul mercato. Oltre ad essere ecosostenibili le Ooho Balls sono anche molto economiche; infatti il costo di produzione si una sola bolla è di appena 2 centesimi.

Biocopac Plus, la latta rivestita da bucce di pomodoro

Oltre allo spreco e alla produzione di rifiuti, c’è anche la questione della sicurezza alimentare. La maggior parte dei rivestimenti con cui vengono conservati gli alimenti sono stati considerati dannosi per la salute. Anche in questo caso, le soluzioni arrivano dagli scarti alimentari. Un’innovazione tutta italiana è quella di Biocopac Plus, nato per sostituire il BPA e il Bisfenolo A utilizzato nei rivestimenti di lattine e bottiglie. Si tratta di una lacca ecologica creata a partire da una sostanza, la cutina, estratta dagli scarti delle bucce di pomodoro e utilizzata per il rivestimento delle lattine di prodotti alimentari in scatola. Il progetto, finanziato dal settimo Programma Quadro dell’Unione Europea per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico, si è concluso nel 2014 e da allora sulla tecnologia sta investendo un gruppo che comprende un’azienda agricola a conduzione familiare, un produttore alimentare e uno di rivestimenti industriali. Al momento è in fase di realizzazione un impianto pilota a Mantova dove verrà prodotta la vernice bio.

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