Circa un anno fa, scrivevamo qui su green.it che servirebbero 65 miliardi di euro per ammodernare il sistema idrico italiano. E nel giro di un anno, alla luce anche della forte crisi idrica che ha colpito molte regioni la scorsa estate, possiamo ammettere che non è stato fatto alcun passo in avanti nel monitoraggio della rete idrica nostrana.

Monitoraggio della rete idrica italiana, istruzioni per l’uso

Per recuperare lo svantaggio con gli altri paesi europei andrebbero riorganizzati gli acquedotti e realizzate reti fognarie e impianti di depurazione delle acque reflue. In Italia si investe ogni anno in questo campo l’equivalente di 30 euro per abitante, in Germania 80 euro, in Francia 90, nel Regno Unito 100. Si stima che, per riportare il livello del sistema idrico italiano al pari degli standard europei, bisognerebbe investire 65 miliardi di euro nei prossimi in trent’anni, cioè oltre due miliardi di euro all’anno. Una cifra improponibile… e allora che fare?

Monitoraggio della rete idrica

Dispersioni oltre superiori al 20%

In merito al monitoraggio della rete idrica italiana ci viene in soccorso, per capirne di più, una ricerca dell’Istat presentata lo scorso dicembre e ci dice come in Italia nelle reti dei capoluoghi di provincia siano immessi annualmente oltre 2,5 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile. Ci sono ancora gravi inefficienze nella gestione dell’acqua potabile nelle città italiane: le dispersioni di rete superano il 20% in ben 4 comuni su 5 e tredici capoluoghi hanno razionato la fornitura.

100 operatori per 116 capoluoghi

L’assetto della rete di distribuzione dell’acqua potabile in Italia  vede 100 gestori operanti nei 116 capoluoghi: in 105 città si tratta di gestori specializzati, in otto i servizi sono affidati in economia e in quattro sono presenti entrambe le forme di gestione. Soltanto in Emilia-Romagna, Puglia, Basilicata e Sardegna (e in alcune città del Piemonte, della Toscana e delle Marche) operano gestori che servono più capoluoghi, e in alcuni casi sul territorio di uno stesso comune operano più gestori (sei a Catania, tre a Palermo). Secondo lo studio, però, la copertura delle reti è elevata (97,7% dei residenti per l’acqua potabile, 93,4% per la rete fognaria e 88,9% per la depurazione).

Monitoraggio della rete idrica

Non tutta l’acqua raggiunge gli utenti finali

Le dispersioni di rete continuano, infatti, a essere persistenti e gravose: il 38,3% del volume immesso in rete va disperso. Inoltre più di quattro comuni su cinque (e in tutti i grandi comuni tranne Milano) le perdite di rete superano il 20% con dispersioni particolarmente elevate a Bari, Messina, Palermo, Catania e Cagliari (dove va dispersa più di metà dell’acqua immessa nella rete di distribuzione comunale). Dispersioni inferiori al 15% si rilevano soltanto a Monza, Mantova, Udine, Pordenone, Macerata, Fermo, Foggia e Lanusei.

Cosa fare allora per un corretto monitoraggio della rete idrica italiana?

Quello del monitoraggio della rete idrica è stato uno dei temi dominanti del Forum Telecontrollo, organizzato da Messe Frankfurt e che si è tenuto a Verona il 24 e 25 ottobre. Apprendiamo da Linkiesta.it che: una dozzina di case history, dal Friuli alla provincia di Milano, alle Marche alla Sicilia occidentale, hanno mostrato le applicazioni tecniche già disponibili e in via di applicazione. Con che risparmi? «Nei casi dove la dispersione idrica è più drammatica, anche nell’ordine del 20-30 per cento. Dove c’è più efficienza parliamo di riduzioni delle perdite a una cifra». A parlare è Antonio De Bellis, presidente del Gruppo Telecontrollo, Supervisione e Automazione delle Reti di Anie Automazione, associazione confindustriale del settore. Un esempio sono i 58 “data logger” già installati dalla CapHolding (che opera in cinque province lombarde), a cui seguiranno altri 200 nel 2018. Sono sensori – particolari perché devono poter funzionare per anni in mezzo all’acqua o sotto terra, anche in presenza di segnale Gps debolissimo – che aiutano a non solo a individuare le perdite, ma a rilevare le acque chiare parassite, stimare la periodicità di pulitura di alcuni collettori, anticipare i cambiamenti di carico o identificare le insufficienze idrauliche. Il gruppo Cap, dove si registrano perdite pari al 18,8%, intende abbatterle del 5 per cento.

Monitoraggio della rete idrica

La domanda da farsi a questo punto è se riusciremo mai a passare dalla situazione disperata che abbiamo raccontato nella prima parte del pezzo a una situazione normalizzata, tecnologica e funzionante come descritta nella seconda parte. Chiudere le fontane delle città, come ad esempio ancora oggi accade a Roma, non può essere la soluzione se poi dalle tubature fuoriesce mediamente il 20% dell’acqua potabile. Viviamo in un mondo che a breve potrebbe finire le risorse di acqua e certi sprechi non possono esistere. Investire subito per migliorare la situazione è l’unica soluzione per non perdere questa battaglia già adesso così incredibilmente complessa. Investire significa soffrire nell’immediato ma nel futuro non potrà che rivelarsi una scelta vincente e intelligente. Le elezioni politiche sono alla porta e sarà interessante ascoltare se la questione idrica sarà al centro del dibattito.

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