Vista aerea di un campo agrivoltaico con file di pannelli solari

Agrivoltaico: come funziona e perché il caldo lo rilancia

L’agrivoltaico prevede l’installazione di pannelli solari sopra i campi coltivati e sfrutta l’ombra che producono sulle colture. Uno studio della University of Arizona pubblicato su Nature Sustainability nel 2019 ha rilevato una perdita d’acqua per traspirazione inferiore del 65% nei peperoni jalapeño coltivati sotto i moduli, con la stessa resa. In Italia il decreto agrivoltaico finanziato dal PNRR prevede almeno 1,04 GW installati entro il 30 giugno 2026 (MASE, 2025). Nelle estati sempre più calde, quell’ombra conta quanto l’energia elettrica.

Che cos’è l’agrivoltaico e come funziona in campo

L’agrivoltaico coltiva il terreno sotto o tra i pannelli fotovoltaici per produrre cibo ed elettricità dallo stesso ettaro. I moduli sono montati su strutture alte o su file distanziate, così passano luce e macchine agricole.

Il meccanismo agronomico è semplice. I moduli intercettano una parte della radiazione solare, abbassano la temperatura del suolo e riducono l’evaporazione. Le piante subiscono meno stress termico nelle ore centrali e perdono meno acqua attraverso le foglie. Nelle regioni aride l’ombra dei pannelli funziona come una risorsa idrica indiretta.

La resa elettrica per ettaro diminuisce rispetto a un impianto fotovoltaico classico, perché i pannelli sono disposti meno fitti. Tuttavia, il bilancio complessivo migliora. Nel 2017, il progetto tedesco APV-RESOLA coordinato dal Fraunhofer ISE ha misurato un’efficienza d’uso del suolo del 160%, cioè lo stesso terreno ha prodotto più della somma delle due attività separate.

Perché in Egitto le angurie crescono meglio sotto i pannelli

In Egitto due progetti pilota sperimentano l’agrivoltaico in ambiente desertico: uno piccolo nel Sinai del Sud, un altro più ampio ad Al Moghra, nel governatorato di Marsa Matrouh. Al consorzio partecipano 3E, Engazaat, ORG Infrastructure, la fattoria rigenerativa Habiba Community e il centro di eccellenza sull’acqua dell’Università di Alessandria.

A maggio 2026 i pannelli sono stati installati a scacchiera per far arrivare più luce alle colture. Il 19 agosto 2026 Maged El-Said, fondatore di Habiba Community, ha raccontato a Grist che è presto per dire quali colture funzionino meglio. Una però si distingue già: «L’anguria cresce bene per la prima volta».

Gofran Chowdhury, responsabile innovazione di 3E, ha spiegato che non esiste una guida perfetta per raggiungere l’obiettivo: «Non c’è una guida perfetta per arrivarci, quindi immagino che molti progetti come il nostro proveranno cose diverse». Attualmente l’elettricità prodotta alimenta le pompe di irrigazione. In futuro potrebbe essere usata per desalinizzare l’acqua salmastra della regione.

Il contesto è fondamentale. Nelle zone aride del Mediterraneo meridionale e del Medio Oriente, l’acqua rappresenta il limite principale. Secondo l’ICARDA, centro della rete CGIAR, i sistemi agrivoltaici in queste aree consumano meno acqua, aumentano le rese e riducono i costi di irrigazione. «L’agrivoltaico evita il conflitto per l’uso del suolo tra energia e agricoltura e allo stesso tempo favorisce il risparmio idrico», ha affermato Vinay Nangia, responsabile del team Suolo, acqua e agronomia dell’ICARDA, in un intervento del 17 marzo 2025.

Quanta acqua e quanta resa si guadagnano davvero

I dati disponibili derivano da esperimenti su parcelle e non da statistiche nazionali. Forniscono indicazioni attendibili, ma legate alla singola coltura e al clima.

Studio Dove Risultato misurato
University of Arizona, Nature Sustainability, 2019 Arizona (clima arido) Jalapeño: stesso raccolto con il 65% di acqua traspirata in meno. Peperoncino chiltepin: produzione tripla. Pomodoro ciliegino: produzione doppia. Umidità del suolo superiore del 15% circa
Fraunhofer ISE, progetto APV-RESOLA, 2017-2018 Lago di Costanza, Germania Efficienza d’uso del suolo del 160% nel 2017; nell’estate calda del 2018 la resa agricola sotto i moduli è migliorata rispetto al campo aperto
Fraunhofer ISE, studio pilota per il Maharashtra India Fino al 40% di resa in più su pomodoro e cotone grazie a ombreggiamento e minore evaporazione

Il vantaggio cresce quando l’annata è calda e secca. Nell’estate mite del 2017 le rese sotto i pannelli erano più basse rispetto al campo aperto, mentre nell’estate torrida del 2018 la situazione si è ribaltata. L’agrivoltaico funziona da misura di adattamento climatico nelle zone dove il caldo rappresenta una difficoltà.

A che punto è l’agrivoltaico in Italia

L’Italia ha stabilito regole chiare prima di erogare gli incentivi. Le linee guida del MASE di giugno 2022 descrivono l’agrivoltaico avanzato con criteri tecnici verificabili: almeno il 70% della superficie deve restare destinata all’agricoltura, la copertura dei moduli non può superare il 40% del terreno, l’altezza minima dei pannelli è di 2,1 metri per le colture e di 1,3 metri per gli allevamenti. Il progetto deve assicurare il mantenimento di almeno l’80% della produzione lorda vendibile dell’azienda.

Il decreto agrivoltaico del PNRR finanzia gli impianti attraverso due agevolazioni cumulabili. Prevede un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili e una tariffa incentivante sull’energia netta immessa in rete. Entro il 30 giugno 2026 servono almeno 1,04 GW di potenza e circa 1.300 GWh l’anno di produzione. I contingenti previsti sono due. Ci sono 300 MW a registro per gli imprenditori agricoli con impianti fino a 1 MW. I restanti 740 MW vanno all’asta per impianti di qualsiasi taglia.

La domanda ha superato l’offerta. Nella prima procedura competitiva chiusa a settembre 2024 sono state ammesse 540 domande su 643 presentate, per 1.548 MW, superando il contingente previsto (graduatorie GSE riportate dalla stampa tecnica). Il ministero ha riaperto la finestra dal 1° aprile al 30 giugno 2025.

Sul terreno la situazione è ancora in evoluzione: il più grande parco agrivoltaico d’Italia si trova in Sicilia e la maggior parte dei cantieri finanziati dal PNRR non è ancora terminata. Il fotovoltaico a terra sui terreni agricoli rimane vietato tranne che per deroghe specifiche e questa differenza nelle norme favorisce i progetti agrivoltaici.

Quando l’agrivoltaico non conviene

Ci sono situazioni in cui questa soluzione non funziona ed è utile precisarle.

  • Colture eliofile in climi già temperati: grano, mais e girasole in pianura padana perdono resa sotto ombreggiamento, perché la luce non è il fattore limitante.
  • Costi di struttura: i moduli sopraelevati richiedono acciaio, fondazioni e manutenzione in più. Il costo per megawatt è superiore a quello di un impianto a terra convenzionale, e senza incentivo il conto spesso non torna.
  • Rischio di agricoltura di facciata: un impianto che ombreggia tutto e lascia due file di foraggio per rispettare la forma non è agrivoltaico, è fotovoltaico a terra con un’etichetta. I requisiti MASE servono a impedirlo, la verifica in campo resta il punto debole.
  • Meccanizzazione: trattori e mietitrebbie hanno bisogno di spazi e altezze che non tutti i progetti garantiscono.

Il criterio pratico è chiaro. L’agrivoltaico funziona dove l’acqua è scarsa e il sole è in eccesso, come nel Sud Italia, nelle isole e nel bacino mediterraneo. Dove piove abbastanza è meno adatto.

L’ombra diventa un’infrastruttura agricola

Per decenni si è discusso se destinare la terra al cibo o all’energia. I dati di Egitto, Arizona e Germania cambiano i termini. Con estati più lunghe e siccità che colpisce gli agrumeti siciliani, l’ombra strutturata non è più un effetto secondario, ma un’infrastruttura agricola come un impianto di irrigazione o una rete antigrandine.

Nel 2026-2027 i primi impianti italiani finanziati dal PNRR entreranno in funzione e forniranno dati di resa reali anziché stime. Serviranno misurazioni indipendenti sull’acqua consumata e sulla produzione agricola. Senza questi numeri, il sistema diventerà un pretesto per costruire fotovoltaico dove altrimenti non si potrebbe. Per approfondire, leggete la nostra guida su cosa sono e come funzionano le energie rinnovabili e i numeri dell’impronta idrica dei nostri consumi.

Domande frequenti

Che cos'è l'agrivoltaico in parole semplici?

L'agrivoltaico permette di produrre elettricità e cibo sullo stesso terreno. I pannelli fotovoltaici sono posizionati su strutture rialzate o disposti a file distanziate, lasciando spazio e luce per le coltivazioni o il pascolo. L'ombra parziale limita l'evaporazione dal suolo e lo stress da calore sulle piante. In Italia il MASE, nel 2022, ha stabilito che almeno il 70% della superficie deve rimanere agricola per l’agrivoltaico avanzato.

L'agrivoltaico fa davvero risparmiare acqua?

Nei climi caldi e secchi, lo studio della University of Arizona su *Nature Sustainability* del 2019 ha rilevato sui peperoni jalapeño lo stesso raccolto con il 65% di acqua traspirata in meno e un’umidità del suolo superiore del 15%. Il Fraunhofer ISE ha ottenuto risultati simili in India, con rese fino al 40% più alte su pomodoro e cotone. In climi piovosi il vantaggio idrico si riduce fino a diventare trascurabile.

Quali colture funzionano sotto i pannelli solari?

Le colture che tollerano o preferiscono l'ombra parziale si sviluppano meglio. Tra queste ci sono ortaggi a foglia, pomodori, peperoni, piccoli frutti e pascolo per ovini. In alcune sperimentazioni funziona bene anche la vite. In Egitto, i primi risultati del progetto del Sinai del Sud indicano l'anguria come una coltura promettente. Le piante da pieno campo che richiedono molto sole, come grano e mais, producono invece di meno quando l'ombra diventa eccessiva.

Quali incentivi esistono in Italia per l'agrivoltaico?

Il decreto agrivoltaico finanziato dal PNRR prevede due incentivi che si possono sommare: un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili e una tariffa incentivante sull'energia immessa in rete. L'obiettivo è installare almeno 1,04 GW entro il 30 giugno 2026. Si accede tramite registri, con 300 MW destinati a impianti fino a 1 MW di imprenditori agricoli, oppure tramite aste, con 740 MW disponibili per impianti di qualsiasi potenza. Il GSE gestisce le procedure.

Qual è la differenza tra agrivoltaico e agrisolare?

Sono due misure diverse. L’agrivoltaico prevede impianti su terreno coltivato, con l’agricoltura che continua sotto i pannelli. L’agrisolare finanzia invece pannelli sui tetti di fabbricati agricoli come stalle, magazzini o serre, senza occupare suolo. Entrambe fanno parte del PNRR, ma hanno regole, obiettivi e attuatori distinti: l’agrisolare dipende dal Ministero dell’agricoltura, l’agrivoltaico dal MASE con il GSE.

Le fonti

  • Barron-Gafford et al., *Nature Sustainability*, 2019, Agrivoltaics provide mutual benefits across the food-energy-water nexus in drylands — link allo studio
  • Fraunhofer ISE, 2019, Agrophotovoltaics: high harvesting yield in hot summer of 2018 — link allo studio
  • ICARDA, 17 marzo 2025, The bright side of shade: agrivoltaics for sustainable water management in drylands — link allo studio
  • MASE, 2025, Decreto agrivoltaico, testo firmato — link allo studio
  • GSE, settembre 2024, PNRR Sviluppo Agrivoltaico, graduatoria della procedura competitiva — link allo studio
  • Grist, 19 agosto 2026, Why Egyptian farmers are growing crops under solar panels — link allo studio