Il primo maggio del 2014 il ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh apriva ad Al Azraq quello che era stato inaugurato come il più grande campo per i profughi siriani. Costruito un centinaio di chilometri a est di Amman grazie ad un finanziamento di 45 milioni di dollari, i suoi alloggi prefabbricati sono stati pensati per accogliere un massimo di 130mila persone. L’obiettivo dichiarato del suo direttore, Atef Al Omoush, era di aprire due scuole in grado di impartire lezioni a 10mila studenti, più un ospedale con 130 posti letto. Già allora quello di Al Azraq non era certo il primo dei campi profughi in Giordania: al momento della sua apertura il Paese ne ospitava infatti già altri cinque, per un totale di oltre 60.000 profughi siriani registrati. Ed è da notare che al momento dell’inaugurazione Atef Al Omoush aveva dichiarato che ‘buona parte’ dell’elettricità sarebbe stata garantita dall’energia fotovoltaica.

energia fotovoltaica

Finalmente elettricità sostenibile e sicura

Ebbene, dopo più di due anni di elettricità a momenti, nei quali per i profughi non c’era mai la sicurezza di poter usare un frigorifero, una luce o ricaricare un cellulare, finalmente quell’energia fotovoltaica è arrivata: quella prodotta dai pannelli solari all’esterno del campo sarà sufficiente a soddisfare i bisogni di circa 20mila rifugiati. Per loro sarà un cambiamento notevole: grazie all’energia fotovoltaica potranno finalmente accendere un ventilatore nelle giornate più afose, avere la garanzia di avere un cellulare carico per contattare i familiari lontani e perché no, magari accendere la televisione per svagare un po’ la testa dall’incubo della guerra. Non che vivere in un campo profughi sia facile, men che meno in quello di Al Azraq: le condizioni climatiche della Giordania Settentrionale, in questa area desertica, sono spesso estreme, con estate caldissime e inverni freddi.

Leggi anche: SYNLIGHT, IL SOLE ARTIFICIALE PIÙ GRANDE DEL MONDO

Una vita più dignitosa per i rifugiati grazie all’energia fotovoltaica

Quello di Azraq è il primo campo profughi del mondo a poter contare sull’energia fotovoltaica. Tutto questo è stato reso possibile da un massiccio finanziamento da parte della campagna Brighters Lives for Refugees, della Fondazione Ikea. Ad attivare l’impianto solare è stato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che gestisce il campo. In una nota stampa il vice Alto Commissario dell’UNHCR ha dichiarato tra le altre cose che

«L’illuminazione del campo non è solo un risultato simbolico: offre un ambiente più sicuro per tutti i residenti del campo, apre opportunità di sussistenza e garantisce ai bambini la possibilità di studiare nelle ore serali. Soprattutto, permette a tutti i residenti dei campi di condurre una vita più dignitosa».

Un cambio di paradigma per il settore umanitario

L’obiettivo è quello di ampliare l’impianto solare, così da poter alimentare l’intero campo con l’energia fotovoltaica. Già adesso, con l’attuale numero di pannelli solari, il risparmio equivale a 1,5 milioni di dollari all’anno, risorse che da qui in avanti potranno essere indirizzate a migliorare la vita dei profughi all’interno del campo. Oltre a questo, ovviamente, il nuovo corso green intrapreso dall’UNHCR con l’aiuto della Fondazione Ikea permetterà di ritagliare 2.370 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Come ha voluto sottolineare l’amministratore delegato della Fondazione Ikea, Per Heggenes, «il primo impianto solare al mondo in un campo profughi segna un cambio di paradigma nel modo in cui il settore umanitario supporta le popolazioni sfollate» aggiungendo poi «siamo molto grati a tutti coloro che sono stati coinvolti, specialmente i clienti e i collaboratori di Ikea che hanno partecipato alla campagna Brighter Lives for Refugees, l’UNHCR, il governo giordano, l’EDCO e, soprattutto, la popolazione siriana e giordana che ha reso questo progetto una realtà».

Leggi anche: SOLARGAPS, LA TAPPARELLA FOTOVOLTAICA CHE GENERA E ACCUMULA ENERGIA

Energia e lavoro

Come detto, però, questo non è che l’inizio: l’obiettivo è quello di far passare l’impianto solare da 2 a 5 megawatt, così da coprire la totalità dell’esigenza elettrica del campo. Essendo poi collegato alla normale rete nazionale, l’energia fotovoltaica in eccesso potrà essere veicolata all’esterno per supportare la comunità ospitante. Ma c’è di più: la costruzione di questo primo impianto solare ha anche significato una opportunità di reddito per più di 50 abitanti del campo profughi, i quali hanno installato i pannelli solari sotto la supervisione della Mustakbal, una società solare giordana. Alcuni di loro, inoltre, sono stati incaricati della manutenzione ordinaria dell’impianto.

energia fotovoltaica

Le donazioni Ikea

Oggi nel mondo ci sono più di 60 milioni di persone che sono state forzate a lasciare la propria casa e la propria terra. Ci sono rifugiati per la guerra e ci sono rifugiati per i disastri naturali, inacerbiti a causa del cambiamento climatico in atto. E nel futuro ci saranno sempre più rifugiati a causa dei conflitti che scoppieranno proprio come conseguenza del climate change. Per questo l’UNHCR ha deciso di iniziare a preoccuparsi dell’inquinamento, e quindi delle energie rinnovabili. L’appoggio fondamentale come detto in questo caso è arrivato da Ikea, che ha donato 1 euro all’UNHCR per ogni lampada o lampadina venduta: l’Alto Commissariato, da parte sua, si impegna ad utilizzare queste donazioni per migliorare l’accesso all’illuminazione e all’energia elettrica rinnovabile nei campi profughi dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente. L’energia fotovoltaica che illumina il campi di Al Azraq, dunque, è solo una prima parte di questa virtuosa iniziativa.

(Visited 257 times, 1 visits today)
Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy