Bloccare le emissioni di CO2 in Cina? Arduo ma non impossibile.
Tra i grandi inquinatori del mondo risalta da anni al primo posto sempre lei, la Cina, uno Stato che da solo produce addirittura ¼ dei gas serra sprigionati dalle attività umane.

Caratterizzata da una crescita economica in continua espansione e affamata di energia, la Cina sfrutta massivamente un elemento che la maggior parte dei governi stanno cercando di limitare o eliminare: il carbone.

Le emissioni di CO2 in Cina

Ora Pechino prova a tagliare le emissioni grazie a forti spinte al cambiamento chieste a gran voce sia dagli stati esteri che dai cinesi stessi. La popolazione cinese è infatti sempre più preoccupata per la propria salute, preoccupazione comprensibile dato che le morti premature a causa dell’inquinamento nella Repubblica Cinese sono state 1,2 milioni solo nel 2010.
Nelle grandi città l’aria è irrespirabile. I limiti di particolato hanno toccato addirittura quote 40 volte superiori i valori limite stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le amministrazioni locali sono costrette a gestire di volta in volta le emergenze con drastici provvedimenti: le persone devono rimanere a casa sospendendo temporaneamente la frequenza delle scuole e le attività lavorative.
Non ci sono nuove le immagini dei tanti “fantasmi” che vagano nel pulviscolo indossando mascherine protettive per affrontare la vita di tutti i giorni.

emissioni di CO2 in Cina

Durante le assemblee del 2016 che hanno portato all’Accordo di Parigi, Pechino si è impegnata a fermare le emissioni di CO2 in Cina solo nell’anno 2030. Contemporaneamente però si è posta un obiettivo ambizioso, ovvero quello di aumentare le fonti di energia rinnovabile: da quota 13% nel 2016 fino a quota 20% nel 2020.

Non solo percentuali future ma anche misure concrete per la vita di ogni giorno: il governo sta investendo sulla ricerca green per diffondere auto elettriche, energia eolica e pannelli solari.

Pechino ha annunciato da poco un’altra strategia per ridurre gradualmente le emissioni di CO2 in Cina: il mercato per lo scambio dei diritti sulla CO2.

Mercato del carbonio, di cosa si tratta?

Il mercato del carbonio si colloca tra i cosiddetti “meccanismi economici” che dovrebbero incentivare le imprese ad una conversione green riducendo così il temibile effetto serra.

Il mercato del carbonio si basa sulla commercializzazione dei permessi per l’emissione di anidride carbonica:

“In base al sistema, ad ogni impresa verrà assegnata una quota di emissioni. Chi produrrà CO2 in eccesso, potrà comprare quote dalle aziende che avranno inquinato meno del consentito. In pratica, ogni azienda potrà decidere se pagare per il carbonio emesso in più o modificare le proprie attività in modo da ridurre la CO2 generata.”

emissioni CO2 in Cina

In pratica viene imposto un vero e proprio prezzo sulle emissioni di CO2, un meccanismo che prevede l’acquisto di “permessi per inquinare”. Se gli impianti si ripuliscono possono vendere le proprie quote in un circolo virtuoso di concreto risparmio economico e limitazione dell’inquinamento.

“In base al piano di stabilizzazione e distribuzione delle quote totali approvate dal Consiglio di Stato cinese, sotto lo standard del sistema di distribuzione delle quote, le imprese con un alto livello di gestione e un basso livello di emissioni per unità di prodotto otterranno sempre più quote grazie alla messa in atto del piano del mercato di carbonio. Quelle con bassi livelli di gestione ed attrezzature tecniche si troveranno in una situazione di svantaggio nelle future concorrenze di mercato.”
Jiang Zhaoli, Dipartimento per la lotta ai cambiamenti climatici del Comitato Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme cinese.

Il mercato del carbonio cinese diventerà gradualmente il più grande mercato nazionale delle emissioni al mondo superando quindi quello europeo (emission trading europeo o EU ETS) avviato nel 2005 per rispettare gli impegni presi dagli Stati Membri durante la Conferenza di Kyoto del 1997.

Un progetto in divenire

L’ETS Cinese è un’innovazione difficile da gestire e partirà entro il 2020 coinvolgendo per ora solo 1.700 aziende. Queste aziende sono tutte impegnate nella produzione di energia elettrica; molte di esse sfruttano ancora il carbone e da sole immettono il 46% delle emissioni di biossido di carbonio nel Paese. Quando il progetto sarà consolidato il mercato del carbonio cinese si amplierà anche al resto delle grandi industrie.

Pechino nella stesura del programma è stato affiancato addirittura da un gruppo ambientalisti: “Questo è come l’Everest della politica climatica. […] È un’impresa incredibilmente ambiziosa”. Keohane

Ovviamente l’ingranaggio di progetti così grandi e significativi non opera immediatamente in modo fluido. Ci vorrà del tempo sia per definire limitiregole che per coinvolgere molte più aziende delle 17000 già implicate.
Il beneficio economico per le aziende eco-friendly sarà tangibile e in questo modo si spera che il nuovo modo di operare possa contagiare quelle inquinanti innescando un vero circolo virtuoso.

“La mossa della Cina per creare il più grande mercato del carbonio al mondo è un altro segno forte che è in corso una rivoluzione della sostenibilità globale” Al Gore

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