I NUMERI DELLO SPRECO. Da una recente indagine condotta da “Surplus Food Management Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari. Dalle parole ai fatti”, promossa da Politecnico di Milano e Fondazione Banco Alimentare, è emerso che in Italia si producono 5,6 milioni di tonnellate di cibo in eccedenza, di cui 5,1 milioni diventano spreco, per un valore di 12,6 miliardi di euro l’anno. Ciò significa che il 91,4% del cibo in eccesso non viene in alcun modo recuperato, anche se in questi ultimi anni si è comunque vista una presa di coscienza e una maggiore attenzione sul tema. La Rete Banco Alimentare nel 2014 è stata in grado di reperire circa 40.448 tonnellate di eccedenze alimentari, 1.043.351 porzioni di piatti pronti e 319 tonnellate tra pane, frutta e altri prodotti freschi dalla ristorazione organizzata, dalle mense aziendali e dalle mense scolastiche. Quest’anno invece, solo dalla fiera di Expo, è stato possibile riscattare, fino a settembre, quasi 20 tonnellate di cibo.

SULLA BUONA STRADA MA NON BASTA. Se pure lo spreco è ancora altissimo, le normative italiane sono state abbastanza efficaci nel promuovere la donazione. Se la Francia ha pensato a sanzionare i supermercati che gettano cibo ancora buono, l’Italia ha deciso di premiare le onlus che recuperano gli alimenti, considerandole con la “legge del Buon Samaritano” del 2003 come fossero “consumatori finali”. Nel 2013, poi, la legge ha stabilito che i donatori di alimenti devono garantire un adeguato stato di conservazione, trasporto, deposito e uso dei prodotti alimentari donati, ciascuno per la parte di competenza. Inoltre chi dona beneficia di agevolazioni fiscali poiché è esente dall’IVA sul cibo che non ha venduto, anche se mancano ancora dei veri e propri incentivi, e molti decidono di non donare a causa della burocrazia troppo complessa. È bene ricordare che il costo dello spreco alimentare non è solo sociale ed economico ma anche ambientale, poiché nel produrre alimenti si generano enormi quantità di Co2.

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