Energie

Comuni rinnovabili 2024 di Legambiente: crescita veloce ma ancora insufficiente

“Dopo 12 anni di lunga attesa, finalmente le rinnovabili ricominciano a crescere!”. Si apre così il nuovo rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili 2024, con una nota di soddisfazione e di ottimismo. Nel 2023 sono infatti state registrati 5,79 GB di nuove installazioni, e anche i primi mesi del 2024, allargando lo sguardo, sembrano promettere bene, segnando un +52% rispetto all’anno precedente. Certo, nel rapporto le ombre non mancano affatto, ma questi dati positivi confermano la svolta avvenuta a partire dal 2022, dopo gli anni “bui” conosciuti tra 2014 e 2021. Vediamo i numeri più nel dettaglio.

I dati principali del report Comuni rinnovabili 2024

Il rapporto Comuni rinnovabili 2024 è l’ultimo di una lunga serie di “fotografie” scattate dal Legambiente al mondo delle energie rinnovabili italiane: la prima indagine di questo tipo è infatti targata 2006. Quali sono i numeri più importanti dell’edizione di Comuni rinnovabili 2024? Come si è visto il 2023 ha fatto segnare una nuova crescita delle installazioni, con un +4,2 GW rispetto al 2012 e un +2,6 GW rispetto al 2022. A fare la parte del leone è stato il fotovoltaico: le nuove installazioni di pannelli solari fotovoltaici hanno apportato infatti complessivamente 5,23 GW di nuova potenza. Decisamente più lento ma non trascurabile l’avanzamento dell’eolico, con 487 MW di nuova potenza installata.

Gli obiettivi per il 2030 restano ancora lontani

Prima di vedere alcuni dati più dettagliati dal rapporto Comuni rinnovabili 2024 è bene sottolineare che la forte crescita registrata nel 2023 non è ancora sufficiente per metterci sulla strada giusta per centrare gli obiettivi fissati per il 2030. Continuando di questo passo, pur considerando questa forte accelerazione, si riuscirà a raggiungere la quota di 90 GW di potenza rinnovabile installata solamente nel 2046, con 16 anni di ritardo. Non ci sono quindi dubbi: è necessario fare molto di più. Da questo punto di vista risulta molto interessante il commento di Legambiente, che vede un Paese in cui “c’è un grande fermento che parte dal basso e che vede protagoniste tantissime imprese, ma spesso è frenato dalla lentezza degli iter amministrativi, ostacoli normativi e culturali, norme obsolete”. Il dito dell’associazione è puntato contro i tanti, troppi progetti per la realizzazione di impianti di energia rinnovabile fermi, in attesa di una valutazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, o magari per via dell’ostracismo del Ministero della Cultura, o ancora, a causa dei ritardi della Presidenza del Consiglio dei ministri nel risolvere i conflitti tra i ministeri. E nel frattempo le richieste di connessione aumentano, mentre il Governo, spiega Legambiente, “continua a incoraggiare politiche pro-fossili e pro-nucleare distogliendo l’attenzione da rinnovabili, accumuli, efficienza e reti, su cui serve un piano strutturato con norme chiare e tempi certi di realizzazione”. Vale infatti la pena ricordare che nel solo 2022 l’Italia ha speso più di 52 miliardi di euro nel sostengo dell’utilizzo dei combustibili fossili e delle misure contenute nei vari decreti emergenza, senza invece incrementare i fonti per le rinnovabili.

 La distribuzione delle rinnovabili in Italia

È confortante sapere che ormai quasi tutti i comuni italiani (7.891 amministrazioni comunali su 7.896) vanano delle rinnovabili. Il fotovoltaico è stato scelto da 7.860 comuni, con un incremento di 560 amministrazioni tra 2022 e 2023; si pensi per esempio che a Roma si contano 4.890 impianti solari e 32,05 MW di potenza installata. A far registrare i maggiori aumenti a livello di fotovoltaico installato lo scorso anno sono state le città di Padova e di Ravenna. Per quanto riguarda l’eolico, questo è distribuito in 1.043 Comuni italiani, laddove per l’idroelettrico si parla di 1.971 amministrazioni comunali.