Inquinamento

È in vigore la Convenzione di Minamata sul mercurio, ma i suoi limiti sono evidenti

La Convenzione di Minamata sul mercurio prende il nome dalla città giapponese che per 36 anni venne avvelenata dagli sversamenti della Chisso Corporation

Quello della Convenzione di Minamata sul mercurio è stato un lungo percorso, ma lo scorso 16 agosto è finalmente entrata in vigore: in tutti i Paesi firmatari, infatti, la Convenzione è d’ora in poi applicabile. I negoziati, va sottolineato, iniziarono molto tempo fa. Dopo anni di incontri e di rinvii, nel 2013 si arrivò alla definizione della Convenzione di Minamata sul mercurio, ma solamente quest’estate si è approdati alla ratifica del 50% delle Parti, step necessario per la sua entrata in vigore. Questo è senz’altro un traguardo indispensabile, che però rischia di non essere abbastanza per proteggere l’uomo e l’ambiente della insidie del mercurio.

Il mercurio e i danni all’ambiente e all’uomo

La Convenzione di Minamata sul mercurio prende il proprio nome da quella città giapponese che per quasi quarant’anni venne avvelenata dagli scarichi nocivi del gruppo chimico Chisso Corporation. A partire dal 1932 fino al 1968, infatti, la società scaricò indisturbata nelle acque che bagnavano la città di Minamata i propri liquami contaminati dal mercurio. I primi a subirne gli effetti furono i pesci, ma la tossicità del mercurio non tardò a risalire la catena alimentare, arrivando all’uomo: dagli anni Cinquanta, infatti, i medici giapponesi iniziarono a collegare l’anomalo insorgere di malattie neurologiche e di malformazioni congenite con il mercurio sversato nella baia. È difficile ancora oggi quantificare il numero di vittime in modo preciso; si sa solo che migliaia di persone furono vittime di patologie correlate al mercurio.

I punti chiave della Convenzione di Minamata sul mercurio

Per la prima volta a livello internazionale, la Convenzione di Minamata sul mercurio ha riconosciuto tutte le minacce di questa sostanza, approntando di conseguenza un insieme di norme atte a tutelare l’ambiente e la salute umana. Si fa dunque divieto di costruire nuove miniere per l’estrazione del mercurio, e si invita alla chiusura progressiva degli impianti tutt’oggi attivi. Si obbliga poi a ridurre l’utilizzo, le emissioni e il rilascio di mercurio proveniente dall’estrazione dell’oro, entro il 2032. In ogni caso, entro il 2020, la Convenzione obbliga i firmatari a limitare il commercio e proibire la produzione, nonché l’esportazione e l’importazione, di oggetti con l’aggiunta di mercurio. Infine, i Paesi firmatari sono tenuti a controllare e ridurre le emissioni atmosferiche e le dispersioni in suolo e in acqua, oltre che ad assicurare uno stoccaggio sicuro del mercurio. Come ha spiegato il commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella, «questo trattato mondiale sul mercurio contribuirà a proteggere milioni di persone nel mondo intero dall’esposizione a questo metallo pesante tossico».

I limiti della Convenzione

Di certo la Convenzione di Minamata sul mercurio ha segnato un passo in avanti, ma non può che colpire il fatto che non vengano previsti né obblighi di decontaminazione, né dei veri e propri controlli, né il risarcimento alle vittime delle zone colpite dall’inquinamento, né multe e sanzioni per i soggetti inadempienti. I limiti di questo testo sono dunque molti ed espliciti, e sono stati sottolineati anche in occasione della prima Conferenza delle Parti (Cop1) sulla Convenzione di Minamata , conclusasi pochi giorni fa a Ginevra.

Il mercurio, oggi

Difficile per i normali cittadini rendersi conto del reale utilizzo del mercurio. Certo, la vendita di termometri contenenti mercurio è stata vietata già da tempo, ma gli impieghi di tale sostanza restano tuttora disparati: il mercurio, per esempio, viene utilizzato correntemente per preparare degli amalgami in odontoiatria. Le miniere d’oro africane e del sud est asiatico, poi, utilizzano molto mercurio per l’estrazione del prezioso metallo, ma spesso il commercio del mercurio necessario prende vie secondarie ed illegali. Stando all’UNEP, infatti, in Kenya negli ultimi anni non c’era nessuna attività di estrazione del mercurio riconosciuta e registrata, ciononostante le miniere d’oro della Repubblica democratica del Congo, dell’Uganda e della Tanzania hanno ricevuto tra il 2010 e il 2015 il mercurio soprattutto da Nairobi. Parallelamente, non si contano i piccoli produttori di Mercurio che sono spuntati negli ultimi anni in Indonesia e in Messico, rendendo di fatto impossibile un vero controllo.