L’eterna questione

Sull’olio di palma si sta combattendo una battaglia senza frontiere, in cui i due schieramenti contrapposti sembrano non voler cedere un metro all’avversario. Fa bene o fa male? È sostenibile o provoca veramente degli enormi danni all’ambiente? Da una parte stanno gli ambientalisti e i consumatori, dall’altra le aziende, che difendono a spada tratta l’olio di palma decantandone le qualità e persino la salubrità. Ecco dunque, una volta per tutte, che cos’è, da dove viene, dove si trova, come si coltiva e quali sono i suoi effetti sul nostro organismo.

Che cos’è l’olio di palma

L’oggetto, o meglio il grasso del contendere è un condimento di origine vegetale, estratto dal frutto delle palme da olio. Esistono principalmente tre specie di questa pianta: le palme africane, quelle americane e quelle maripa. Quelle più coltivate sono le palme da olio africane (Elaeis Guineensis), il cui nome non deve però trarre in inganno: pur essendo una specie del continente nero, questa pianta viene coltivata soprattutto in Asia e in Sud America, ovvero dai maggiori paesi produttori di olio di palma. L’olio in questione viene ottenuto dalla spremitura della polpa del frutto rossastro; dal seme contenuto nel medesimo frutto, invece, si ottiene un altro condimento, chiamato olio di palmisto, anch’esso utilizzato come condimento alimentare. Prima di arrivare in commercio, l’olio di palma grezzo viene raffinato, processo che, oltre a ridurre l’acidità dell’olio, ne elimina i carotenoidi

Perché si usa e dove si trova

L’olio di palma si trova in prodotti lavorati come biscotti, dolci industriali, creme, gelati, crackers, fette biscottate, salatini. L’industria ha iniziato a fare un uso massiccio di questo grasso vegetale come sostituto dei grassi trans, ritenuti altamente pericolosi per la salute. Le qualità che rendono l’olio di palma perfetto per gli interessi industriali sono note: come per esempio viene spiegato dal gruppo Barilla, esso presenta «la consistenza, la fragranza e la neutralità di gusto» perfette per i prodotti finali. Oltre a ciò, anche se gli industriali non sono portati a dichiararlo, il basso costo dell’olio di palma ne fa un ingrediente estremamente gradito a livello produttivo.

Gli effetti dell’olio di palma sulla salute

Questo olio contiene circa il 50% dei grassi insaturi, oltre a sostanze benefiche come vitamine e antiossidanti, le quali però vengono disperse durante le fasi di raffinazione di cui si è accennato sopra. Una delle caratteristiche principali dell’olio di palma è quello di essere pressoché solido a temperatura ambiente, fatto del tutto singolare nel campo degli oli vegetali, attribuito all’alta presenza di acidi grassi saturi a lunga catena, solitamente presenti nei grassi di origine animale. Diversi studi, tra i quali alcuni rapporti dell’OMS, hanno rilevato come l’abbondanza di acido palmitico presente nell’olio di palma sia legato ad un aumento considerevole del rischio di patologie cardiovascolari. Bisogna precisare che le prime accuse lanciate contro l’olio di palma erano legate alla sua mole di grassi saturi e alle conseguenze che questi avrebbero avuto sul colesterolo; questo tipo di accuse, però, sono state moderate nel tempo. Quel che davvero conta, in realtà, è unicamente la quantità di olio di palma consumato da una persona. Mangiare ogni giorno un sacchetto di biscotti realizzati con l’olio di palma è sicuramente dannoso per la nostra salute, ma l’ingozzarsi di un sacchetto di biscotti prodotti con burro o altri grassi saturi avrebbe le medesime conseguenze. Per quanto riguarda la salute, dunque, le certezze sono ancora poche; sembra però che – generalmente – gli effetti del consumo di olio di palma siano molto simili a quelli legati all’uso di altri grassi vegetali e animali.

L’etichetta insegna

Quel che conta, per quanto riguarda la salute, è dunque limitarne il consumo. Per fare ciò, bisogna leggere con cura la lista degli ingredienti dei prodotti che decidiamo di acquistare, riducendo al minimo gli alimenti a base di olio di palma, preferendo, laddove possibile, degli alimenti del tutto privi.

L’olio di palma e l’ambiente

Alcuni dei più famosi produttori di alimenti da forno dichiarano la sostenibilità dell’olio di palma da essi utilizzato. Ancora il gruppo Barilla, per esempio, precisa che «dal punto di vista ambientale, quanto viene prodotto in modo sostenibile, rimane una delle soluzioni più praticabili per rispondere alla crescente domanda mondiale di oli vegetali». Il problema, però, è che la produzione concretamente ecosostenibile di olio di palma è veramente minima. Basti pensare che la Malesia e l’Indonesia, ovvero i due maggiori paesi produttori di questo tipo di olio, hanno raso al suolo gran parte delle proprie foreste per lasciar spazio alla coltivazione delle palme da olio. Da questa immensa deforestazione derivano gravissime tragedie ambientali, come la perdita della biodiversità, che ha portato al rischio di estinzione circa 80 specie endemiche nella sola isola di Sumatra: oranghi, elefanti e tigri sono di fatto rimasti senza habitat. Oltre a ciò, ovviamente, esiste l’ulteriore problema della deforestazione di per sé, spesso realizzata attraverso poderosi incendi dolosi, i quali, oltre ad eliminare i polmoni del pianeta, rilasciano immense quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. Paradossalmente, in virtù della produzione di olio di palma, l’Indonesia si conferma come il terzo paese a livello mondiale per produzione di gas serra, dopo il colosso industriale statunitense e quello cinese. C’è poi da aggiungere che diverse indagini hanno dimostrato che anche le compagnie che producono olio di palma e che sono state garantite come sostenibili dagli organismi internazionali usano in realtà dei metodi di coltivazione del tutto contrari alla sostenibilità ambientale.

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