Italia

Stop del Governo alle trivelle offshore: salva Ombrina Mare

Soddisfatte le associazioni ambientaliste, che però ora chiedono più concretezza e un nuovo piano energetico

La questione di Ombrina Mare

Un nuovo segnale della crescente, seppur flebile, presa di coscienza del governo sul piano ambientale è arrivato alcuni giorni fa, con lo stop alle autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi offshore in mare, per lo meno a meno di 12 miglia dalla costa. In parole più semplici, il Ministero dello Sviluppo economico ha vietato di utilizzare trivelle per la ricerca di idrocarburi lungo le coste italiane: nessuna piattaforma dovrà infatti essere presente nei primi 22 chilometri di mare. Questa decisione, di fatto, ha scritto finalmente la parola ‘fine’ sulla questione della piattaforma Ombrina, sulla costa abruzzese, intorno alla quale erano sorte moltissime proteste da parte dei comitati No-Triv e delle associazioni anti-trivelle in generale. Nessun progetto che preveda la creazione di piattaforme entro i primi 22 chilometri di mare sarà quindi approvato: un piccolo passo avanti, dunque, che viene accolto con moderata soddisfazione dalle associazioni ambientaliste, che però non vi vedono un traguardo, ma solamente un buon punto di partenza.

Una vittoria della mobilitazione

La decisione del Ministero dello Sviluppo economico ha negato complessivamente 27 autorizzazioni riguardanti l’estrazione di petrolio e di gas nei nostri mari: 9 di questi progetto erano completamente ricadenti nelle 12 miglia protette, mentre le altre 18 sono state giudicate ‘inferenti’ e quindi bocciate a loro volta. Secondo il Wwf questa «è stata una vittoria della mobilitazione». Ma pur accogliendo positivamente la notizia, la presidente del Wwf Donatella Bianchi non dimentica gli altri fronti aperti, dal Canale di Sicilia alle Isole Tremiti: «come Wwf chiediamo il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria delle attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto all’abbandono delle fonti fossili, alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani».

Non solo 12 miglia

L’obiettivo finale resta dunque l’abbandono progressivo ma totale delle fonti fossili, in uno scenario in cui un quinto del Mediterraneo è dato in concessione all’industria del petrolio e del gas. Anche le altre associazioni ambientaliste, dunque, non possono far altro che aspettare nuovi e concreti cambi di rotta da parte delle autorità nazionali. Come ha infatti dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni, è ora che «l’esecutivo Renzi dimostri concretezza, trasparenza e impegno anche per la tutela del mare oltre le dodici miglia con una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare e a terra, per affrontare anche le questioni irrisolte».