transizione energetica e debito pubblico
Energie

Il rapporto tra transizione energetica e debito pubblico

Esiste un’interconnessione tra transizione energetica e debito pubblico? Come sappiamo, il rapporto debito-Pil nell’Eurozona è nei pressi del 90% (più precisamente all’89,9% nell’ultima rilevazione, relativa alla fine del terzo trimestre 2023). In Italia però il debito pubblico si conferma al 142,5% del Pil, il secondo peggiore dell’area euro dopo la Grecia (con il 165,5% del Pil). Seguono poi la Francia con il 111,9%, la Spagna con il 109,8%, il Belgio con il 108%, e via dicendo. In che modo questi numeri sono correlati con lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle energie sostenibili? Nel corso degli anni questa interconnessione è stata indicata e ipotizzata da diversi studi, senza però nessun lavoro capace di individuare una reale evidenza scientifica. Fino a ora: i professori Mele, Magazzino e Auteri hanno infatti pubblicato sulla prestigiosa rivista “Journal of Economic Asymmetries” uno studio in grado di mostrare la presenza di un nesso “bidirezionale” tra debito pubblico e sostenibilità ambientale.

Il nesso tra transizione energetica e debito pubblico

Al centro dello studio sul rapporto tra transizione energetica e debito pubblico c’è stato un panel composto dai Paesi del G7: studiando questo campione gli studiosi hanno scoperto che il fatto stesso di effettuare degli investimenti in energie rinnovabili permette di contribuire in modo significativo alla riduzione del debito pubblico. Ma quali sono i meccanismi che mettono in moto effettivamente un’interconnessione tra transizione energetica e debito pubblico? In che modo un Paese che utilizza in modo via via più consistente le energie rinnovabili può vedere una progressiva riduzione del debito? Per capirlo i ricercatori hanno preso in considerazione sia delle variabili finanziarie che delle variabili socioeconomiche.

La marcata stabilità delle energie rinnovabili

Negli ultimi anni è stato particolarmente evidente il fatto che, affidandosi alle fonti energetiche tradizionali, si ha a che fare con dei prezzi assolutamente instabili. Basti pensare al fatto che negli ultimi 10 anni la spesa media degli italiani per l’elettricità è salita del 240%, con un +65% per il gas. E se di gas si vuole parlare, è nota tutti la crescita iperbolica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ebbene, le energie rinnovabili non conoscono degli scossoni di questo tipo. Al contrario, solare, eolico e idroelettrico conoscono dei costi di produzione più stabili nel tempo, e quindi più facilmente prevedibili, con una differenza netta con carbone, petrolio e gas. Insomma, le energie rinnovabili non sono solo molto più pulite: sono anche decisamente più sicure per l’economia (lasciando a parte il discorso relativo al prezzo sempre più basso e conveniente delle fonti energetiche green). Come influisce questo dato nel concreto sul nesso tra transizione energetica e debito pubblico? Molto semplicemente, attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili i Paesi possono ridurre la loro dipendenza da importazioni di combustibili fossili che non sono solo molto costose, ma anche caratterizzate da prezzi volatili, difficili da prevedere nel tempo. Il fatto di poter avere a che fare con prezzi stabili nel lungo periodo consente al governo di avere una programmazione più efficace, con la possibilità di destinare eventuali risorse finanziarie disponibili a interventi prioritari e urgenti.

Gli effetti positivi delle rinnovabili sull’economia

Va inoltre aggiunto, come ricordano gli studiosi nel loro studio pubblicato sul “Journal of Economic Asymmetries”, che investire nello sviluppo di fonti sostenibili significa creare nuovi posti di lavoro, così da stimolare il benessere economico e una crescita generalizzata. Ne consegue quindi che, in particolar modo per un Paese abituato a importare combustibili fossili, investire nelle rinnovabili significa generare ricchezza, nonché incrementare il gettito fiscale, e quindi le entrate: risultano quindi ovvie da questo punto di vista le connessioni tra transizione energetica e debito pubblico. Diversamente, in Paesi caratterizzati da alti livelli di debito, la tendenza può essere quella di non assegnare liquidità alle iniziative di carattere ambientale, così da rallentare ulteriormente la transizione.