È un lavoro antichissimo, ma la transumanza delle api sta riprendendo piede in tutto il mondo.

Inizialmente questa pratica rispondeva ad un bisogno di qualità e gusto del miele: spostando le api in determinate zone si poteva ottenere un miele “monoflora” ovvero quello ottenuto da una sola specie di pianta. Gli apicoltori portavano le api in villeggiatura nei boschi di castagno, in mezzo alle fioriture degli agrumi oppure in montagna tra le macchie di rododendri, e lì le lasciavano lavorare alla raccolta dei preziosi nettari.

Oggi però non è più il profumo determinante di un fiore rispetto ad un altro a portare gli apicoltori in viaggio attraverso il territorio ma, sempre di più, si tratta di salvare le api stesse.

La popolazione delle api è minacciata da numerosi fattori; i pesticidi in primis stanno decimando gli impollinatori tanto che la mortalità delle colonie di api in ben 31 paesi del mondo sfiora il 25% (Prevention of honeybee COlony LOSSes).
Tra le altre cause ci sono i cambiamenti climatici e il dominio delle monoculture in agricoltura: esse infatti “non sono adatte alla vita degli insetti che hanno bisogno di cibarsi di fiori e pollini diversi per non debilitare le loro difese immunitarie” spiega Serena Milano di Slow Food.

Per questo motivo alcuni apicoltori hanno deciso di portare le loro arnie in aree non contaminate, mettendole a disposizione degli agricoltori per compiere l’impollinazione senza rimanerne danneggiate.

Trasporto arnie

La transumanza delle api rinasce in tutto il mondo

Le api vengono spostate “a chiamata” nelle varie colture , un viaggio che parte di notte per far giungere i preziosi insetti operai all’alba nelle colture da impollinare: dai frutteti del Trentino fino agli agrumeti del sud Italia, nessun posto è troppo lontano! Non solo frutta e girasoli come spesso si immagina, ma anche piante da seme negli orti. Le api vengono spostate da un campo all’altro seguendo le fioriture.

Ogni strumento, si sa, può essere però usato nel modo sbagliato. Negli Stati Uniti la transumanza delle api è un vero e proprio business. In primavera più di un milione di alveari provenienti da tutti gli Stati vengono trasportati in California per l’impollinazione dei mandorli. Ripercussioni? Ovviamente si. La rivista Nature ha pubblicato un articolo in cui si legge come l’apicoltura nomade di massa americana possa addirittura danneggiare le api, stressate, colpite dai parassiti e avvelenate dai pesticidi che abbondano nei campi da fecondare. Le arnie diventano in questo modo veri e propri “allevamenti intensivi” in cui la vita media del singolo individuo è nettamente minore del normale.

transumanza delle api

Apicoltori  higtech

Da che mondo è mondo anche il nomadismo nei secoli è cambiato; anche la transumanza delle api sta cambiando divenendo higtech.

È un buon posto per sistemare gli alveari? Quando è il culmine della fioritura? Quale fiore fornisce più nettare? Ci sono pesticidi che avvelenano le api? Il terreno è inquinato?

La risposta a tutte queste domande è NoMaDi-app. Come ci suggerisce il nome questo nuovo progetto è una app sviluppata da Università di Firenze, Arpat e Unaapi e finanziata dalla Regione Toscana; NoMaDi-app mette online lo stato di salute delle arnie così che l’apicoltore possa ottenere tutti i dati di cui ha bisogno, in tempo reale, anche a molti km di distanza: temperatura interna ed esterna all’arnia, stato di salute delle api, tasso di produzione dei prodotti melliferi.

Questa app non rappresenta solo un semplice mezzo per controllare gli alveari, ma si propone come uno strumento di raccolta informazioni utile a favorire le scelte dell’apicoltore per monitorare al contempo anche lo stato di salute dell’ambiente in cui operano questi essenziali insetti.

Speriamo che il coraggioso nomadismo degli apicoltori italiani e gli ultimi strumenti tecnologici possano, assieme ad una maggior tutela ambientale che metta al bando i pesticidi più pericolosi, far ripartire un settore economico in serie difficoltà salvando al contempo le api, animali essenziali alla sopravvivenza di molte specie…Tra le quali la nostra.

miele

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