Turismo Sostenibile nelle Alpi: La Sfida tra Cambiamento Climatico e Overtourism
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Turismo sostenibile nelle Alpi: La sfida tra cambiamento climatico e overtourism

Le Alpi sono a un bivio. La catena montuosa che attraversa otto paesi europei attira ogni anno circa 120 milioni di turisti, generando 50 miliardi di euro e il 10-12% dei posti di lavoro nella regione. Ma questa industria vitale è sempre più vulnerabile: il cambiamento climatico sta modificando radicalmente gli ecosistemi montani, mentre l’afflusso eccessivo di visitatori minaccia la stessa bellezza che li attrae.

La trasformazione è già in atto, e le soluzioni passano necessariamente da un ripensamento profondo del modello turistico alpino.

Il clima che cambia ridisegna il turismo invernale

Il cambiamento climatico ha effetti profondi sulla criosfera montana, impattando le risorse locali, regionali e globali, con conseguenze dirette sulle strutture e le attività turistiche che dipendono dal clima alpino, dalla topografia, dal paesaggio e dai cicli stagionali.

La neve, risorsa centrale del turismo invernale, sta diventando sempre più imprevedibile. Il ritiro dei ghiacciai e la dinamica paraglaciale associata, insieme al degrado del permafrost, stanno fortemente influenzando il turismo glaciale, spingendo gli operatori ad adattarsi con otto strategie diverse: cambiamenti gestionali, implementazione di mezzi tecnici, mitigazione, diversificazione, manutenzione di accessi e itinerari, sviluppo del patrimonio, pianificazione e progetti di trasformazione.

L’innevamento artificiale, strategia dominante negli ultimi decenni, mostra i suoi limiti. Sebbene l’innevamento programmato sia una strategia di adattamento adatta per i prossimi decenni, è improbabile che sia sostenibile oltre la metà del secolo, quando le tecnologie attuali raggiungeranno i loro limiti tecnologici. Il volume di neve richiesto potrebbe aumentare fino al 330% entro fine secolo.

Di fronte a questa prospettiva, molte località alpine in Francia e Italia stanno rapidamente adattandosi allo sviluppo del turismo sostenibile, ripensando destinazioni tradizionalmente progettate per facilitare lo sci e gli sport sulla neve.

Overtourism: quando troppi visitatori distruggono ciò che amano

Mentre il clima minaccia il turismo invernale, l’estate porta un problema opposto: troppi turisti concentrati in pochi luoghi iconici.

L’Alto Adige offre un esempio emblematico. Il governatore Arno Kompatscher sostiene una regolamentazione più stretta del turismo, specialmente nelle località più congestionate, sottolineando che il turismo incontrollato non minaccia solo i fragili ecosistemi alpini ma anche la qualità della vita dei residenti.

Il Pragser Wildsee (Lago di Braies) ha introdotto un sistema di prenotazione online per accedere al lago, diventato estremamente popolare tra gli influencer, con un biglietto per auto che costa 40 euro. Una misura drastica, ma necessaria per gestire flussi che nelle giornate estive del 2020 raggiungevano le 17.000 presenze.

Gli impatti ambientali sono documentati: la costruzione di piste da sci causa danni irreparabili al paesaggio, mentre l’uso crescente di cannoni da neve genera problemi aggiuntivi per il consumo di acqua, energia e additivi chimici e biologici. Nelle Alpi svizzere, l’elevato traffico pedonale dovuto al turismo annuale ha contribuito all’erosione del suolo, all’accumulo di rifiuti e alla perdita di habitat naturali, in una trasformazione lenta ma costante i cui effetti si accumulano nel tempo.

La risposta sostenibile: certificazioni e standard condivisi

Di fronte a queste sfide, il settore alpino sta sviluppando strumenti concreti per misurare e migliorare la propria sostenibilità.

Standard volontari sono applicati estensivamente sia da aziende che da destinazioni nel settore turistico, includendo etichette, report volontari e schemi di certificazione che coprono un’ampia gamma di aspetti ambientali e sociali, dalla riduzione delle emissioni di CO2 alla promozione di lavori più sicuri e valorizzazione dei prodotti locali di qualità.

In Francia, diverse località stanno perseguendo la certificazione “Flocon Vert” (Fiocco di Neve Verde), che attesta che una località opera secondo una serie di standard ambientalmente responsabili, includendo iniziative sulla gestione dei rifiuti e sforzi di conservazione progettati per minimizzare l’impatto sulla fauna.

A livello internazionale, il Global Sustainable Tourism Council (GSTC) fornisce criteri riconosciuti per pratiche sostenibili in vari settori del turismo, con standard che formano le fondamenta per l’accreditamento internazionale degli organismi di certificazione.

La Convenzione delle Alpi sta aprendo la strada alla vita sostenibile nelle Alpi ed è pioniera nel suo genere come primo trattato internazionale finalizzato allo sviluppo sostenibile e alla protezione di un’intera catena montuosa, fornendo protocolli specifici su turismo, trasporti, energia e conservazione della natura.

Energie rinnovabili: le località che si reinventano

Alcune destinazioni alpine stanno dimostrando che un modello energetico a basse emissioni non è solo possibile, ma può diventare un vantaggio competitivo.

Le località sciistiche dell’area del Grand Massif (Flaine, Samoens e Les Carroz) sono alimentate al 100% da energia verde dal 2016, e nel 2012 tutte e cinque le località hanno ottenuto la certificazione AlpEnergies100 per il loro impegno a lungo termine nella riduzione delle emissioni di CO2 e per l’utilizzo esclusivo di fonti energetiche rinnovabili (idroelettrica, eolica e solare).

Ischgl in Austria ha recentemente ricevuto un certificato di elettricità verde, dichiarandosi la più grande località sciistica climaticamente neutra delle Alpi, con tutte le strutture operative, compresi i ristoranti di montagna e i sistemi di innevamento, alimentati al 100% da elettricità verde dal 2021.

La Valle di Chamonix utilizza il 100% di elettricità rinnovabile, principalmente idroelettrica e in parte solare, il che rafforza le credenziali ambientali della località e migliora la gestione delle risorse energetiche locali, abbassando l’impatto ecologico sulle piste e sull’ambiente.

Anche località più piccole stanno innovando: il primo skilift solare al mondo ha iniziato a operare nel 2011 a Tenna in Svizzera, producendo ogni anno più energia di quella necessaria per le operazioni invernali, con l’energia pulita in eccesso venduta per coprire l’ammortamento, dando un volto al business sostenibile.

Slow tourism: rallentare per salvare la montagna

Il “turismo lento” viene sentito come un concetto con potenziale, in parte come reazione agli effetti negativi dello stress e del turismo di massa, derivando da un’intera filosofia che si concentra sul rallentamento dei ritmi di vita e che potrebbe contribuire alla diversificazione del turismo.

Il progetto europeo SLOWDOWN, lanciato nel 2024, ha come obiettivo primario migliorare le politiche locali e regionali per supportare e sviluppare il turismo lento nelle regioni partner, promuovendo pratiche turistiche sostenibili per ridurre l’impatto ambientale del turismo e migliorare la qualità della vita delle comunità locali.

L’iniziativa dei “Villaggi degli Alpinisti” promossa dalla Convenzione delle Alpi è una delle poche azioni volte a spostare le prospettive e persuadere i turisti a impegnarsi in attività turistiche sostenibili, puntando su località a bassa intensità turistica dove l’esperienza è basata sulla connessione profonda con natura e cultura locale.

Questo approccio non significa rinunciare all’economia turistica, ma ripensarla: trasporti pubblici efficienti al posto delle auto private, prodotti locali nei ristoranti di montagna, itinerari che distribuiscono i flussi su territori più ampi, destagionalizzazione per valorizzare l’estate e le mezze stagioni.

La sfida della trasformazione

Il futuro del turismo alpino dipende dalla capacità di trasformare rapidamente un modello costruito negli ultimi decenni. Le località sciistiche affrontano crescenti sfide di sostenibilità dovute all’accelerazione del cambiamento climatico, al degrado ambientale, alle pressioni economiche e all’evoluzione delle aspettative sociali, rendendo essenziale affrontare questo divario per informare future strategie di gestione turistica e politiche nelle regioni alpine.

La transizione richiede investimenti significativi, ma anche un cambio culturale. “Il turismo è la nostra economia, e abbiamo bisogno della nostra economia per il nostro benessere in Tirolo. Il turismo nella valle è senza alternative”, afferma con forza un politico regionale la cui famiglia gestisce diversi hotel. Poiché i locali non vedono alternative economiche valide che permetterebbero loro di restare nei loro villaggi di montagna, aggrapparsi al turismo sciistico diventa una questione di preservazione non solo del reddito, ma di uno stile di vita.

Eppure, mantenere lo status quo non è più possibile. Le Alpi dimostrano che esistono modelli alternativi: località certificate, energie rinnovabili prodotte in loco, slow tourism, gestione intelligente dei flussi. La montagna può ancora essere una destinazione attraente e redditizia, ma solo se il turismo diventa davvero sostenibile – prima che il clima e l’overtourism rendano irreversibili i danni a uno degli ecosistemi più preziosi d’Europa.