Rosetta, la zattera 2.0

Avete mai sentito parlare di un’isola di plastica? Può sembrare pura fantasia o il titolo originale di un libro ma la Great pacific garbace patch è reale e rappresenta uno dei più recenti nonché peggiori danni che l’uomo ha apportato al pianeta.

Situata nell’Oceano Pacifico, l’isola di plastica si è formata, si pensa, a partire dagli anni ’60 a seguito di un enorme accumulo di plastica verificatosi nel corso degli anni; si ritiene che oggi questa enorme massa di rifiuti galleggianti possa pesare oltre 3 milioni di tonnellate! Il meccanismo con cui la plastica finisce per accumularsi e aggregarsi esattamente in quel posto è stato studiato da numerosi ricercatori: il vortice subtropicale del Nord Pacifico si muove a spirale in senso orario ed è formato da diverse correnti; queste correnti trascinano i numerosi rifiuti gettati in mare, o comunque nelle spiagge, gli scarichi di navi in transito e gli smaltimenti abusivi. In questo modo si è venuta a formare quella concentrazione di plastica e detriti vari, denominata appunto “isola” per le sue vaste dimensioni.

Nel corso del tempo, la biodegradabilità dei rifiuti ha consentito la tutela ambientale del pianeta rendendo inalterato il suo ecosistema. Questa è una premessa accettabile, ma esclusivamente in via teorica. In pratica, infatti, bisogna ricordare che non tutti i rifiuti sono biodegradabili: in natura non esistono batteri in grado di decomporre certi tipi di materiali, la plastica, ad esempio, è uno di questi. In realtà, tramite la luce solare i frammenti plastici si scompongono in sottili filamenti difficilmente distinguibili dal placton e che vengono quindi inconsapevolmente ingeriti dagli organismi marini. Questo apre il capitolo della tossicità di questi rifiuti che, oltre ad inquinare l’ambiente, possono entrare a far parte della catena alimentare a nostra insaputa.

Fra i progetti di sensibilizzazione ambientale condotti da ragazzi italiani, quello di Salvatore e Serena, giovani studenti del Sud Italia, è uno fra i più originali. “Zattera 2.0” si prefigge l’obiettivo di solcare la costa calabrese per un totale di 18 km tramite un’imbarcazione interamente costruita con bottiglie di plastica. Il messaggio di questo progetto si inserisce nel genere della “campagna contro l’inquinamento ambientale” a cui aderiscono ormai tante persone ma non ancora abbastanza. La Great pacific garbace patch è stato uno degli argomenti trattati da Salvatore e Serena durante il loro tour di pubblicizzazione di Zattera 2.0. L’isola di plastica ha ancora una volta rappresentato l’esempio massimo di inquinamento ambientale, quello per cui oggi persone come Salvatore e Serena si battono è esaurire qualsiasi tipo di esempio in merito promuovendo il rispetto per un pianeta che ci ha dato tanto e che ha ancora tanto da offrirci.

isola di plastica

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