Ci servono delle macchine per risucchiare anidride carbonica?
Le macchine per risucchiare anidride carbonica dall’aria esistono e funzionano, ma oggi catturano quantità minime rispetto a quanto emettiamo. Mammoth, il più grande impianto della svizzera Climeworks in Islanda, ha catturato 675 tonnellate nette di CO₂ nei primi sei mesi del 2026, cinque volte più delle 119 dello stesso periodo del 2025, secondo i dati dell’azienda. Nel 2025 i combustibili fossili hanno emesso 38,1 miliardi di tonnellate di CO₂, secondo il Global Carbon Project. In Texas l’impianto Stratos, progettato per 500.000 tonnellate l’anno, a giugno 2026 era fermo per un guasto e senza una nuova data di avvio.
Nel settembre 2021 vicino a Reykjavik, in Islanda, si è acceso quello che allora era il più grande impianto al mondo per risucchiare anidride carbonica dall’aria, progettato per eliminare fino a 4.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno. E questo, va detto, non è assolutamente l’unico macchinario di questo tipo presente. Nei diversi continenti sono già stati realizzati degli impianti per risucchiare anidride carbonica, con tecnologie differenti. Ma degli stabilimenti di questo tipo possono effettivamente risultare utili nella lotta ai cambiamenti climatici?
Direct air capture (Dac)
La tecnologia che permette di risucchiare anidride carbonica è nota come Direct air capture (Dac). Tutti sanno che l’anidride carbonica in eccesso causa problemi gravissimi all’ambiente, ma è noto anche che estrarla dall’aria non è né facile né economico. Parliamo infatti di una sostanza che costituisce lo 0,04% dell’aria. Questo significa che, per estrarre 1 tonnellata di questo gas, è necessario filtrare circa 1,3 milioni di metri cubi d’aria, quanto basta a riempire più di 500 piscine olimpiche. Si tratta di una sfida notevole, che però diverse aziende hanno deciso di affrontare. C’è per esempio Climeworks, che ha realizzato l’impianto islandese e altri stabilimenti di questo tipo. Il cofondatore, Jan Wurzbacher, spiegava nel 2021 che «non ci sono ragioni fisiche per le quali risucchiare anidride carbonica non potrà essere fatto per 100 dollari alla tonnellata nei prossimi 10 o 20 anni». Come funziona il macchinario di Climeworks? Dei ventilatori costringono l’aria a passare attraverso un filtro che assorbe l’anidride carbonica; quando il filtro è saturo, viene riscaldato a 100 gradi centigradi, per rilasciare un flusso di pura CO2.
Come viene usata l’anidride carbonica risucchiata?
Dove va a finire la CO2 che viene raccolta nell’aria? Nel caso islandese l’anidride carbonica viene prelevata dall’azienda Carbfix, che la mescola a dell’acqua e la mette nel sottosuolo, dove nel giro di due anni solidifica per diventare roccia. L’azienda canadese Carbon Engineering fa qualcosa di simile, e mira a seppellire l’anidride carbonica nei giacimenti esausti di petrolio e di gas localizzati negli Stati Uniti e nel Mare del Nord, a largo delle coste scozzesi. Come ha spiegato Amy Ruddock, ai vertici dell’azienda canadese in Europa, «c’è un grande overlap tra le competenze richieste dalla Dac e l’attività di estrazione petrolifera, il che supporta in modo concreto la transizione sostenibile». È il punto di vista di un’azienda del settore, e va letto come tale. Tra le altre cose, Carbon Engineering mira a usare parte dell’anidride carbonica per rifornire i produttori di carburante per jet a basse emissioni.
Ci servono delle macchine per risucchiare anidride carbonica?
La tecnologia per risucchiare anidride carbonica, quindi, esiste. È molto costosa, ma potrebbe diventare più economica. Ma partendo dal presupposto che gli umani emettono decine di miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno, il beneficio di un singolo stabilimento per eliminare la CO2 può sembrare quasi superfluo.
Dati alla mano, però, sarà molto difficile raggiungere gli obiettivi fissati dalla Cop21 – ovvero mantenere l’innalzamento medio delle temperature al di sotto di 1,5 gradi centigradi – senza poter contare su delle tecnologie in grado di eliminare parte dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Come ha spiegato l’IPCC, «a meno che la rimozione della CO2 economica e accettabile dal punto di vista ambientale e sociale non diventi fattibile e disponibile su larga scala ben prima del 2050, sarà difficile realizzare percorsi coerenti con 1,5 °C, specialmente in scenari di superamento dei limiti di inquinamento prefissati». Questo perché, anche se riuscissimo a eliminare del tutto le emissioni, resterebbero quelle già presenti nell’aria; e questo perché, come sappiamo, ci sono settori in cui sarà particolarmente difficile eliminare del tutto l’uso di combustibili fossili, pensando all’aviazione e a determinati processi industriali.
C’è anche chi dice che l’anidride carbonica può essere eliminata in modo naturale, piantando alberi. Ma, come ha spiegato al Guardian il professor Thomas Crowther, ecologo dell’ETH di Zurigo nonché fervente sostenitore della riforestazione, «non possiamo semplicemente piantare una foresta di alberi in tutto il pianeta e sperare di salvare il mondo: la natura non lo farà da sola. Sicuramente avremo bisogno di migliaia di soluzioni diverse». Quindi sì, abbiamo realmente bisogno di macchine per risucchiare anidride carbonica.
Mammoth, la prova dei fatti
Dopo Orca, Climeworks ha costruito in Islanda un impianto nove volte più grande: Mammoth, acceso nel 2024 con una capacità dichiarata di 36.000 tonnellate l’anno. I risultati sono stati molto al di sotto. Nel primo semestre 2025 ha rimosso 119 tonnellate nette di CO₂, nel primo semestre 2026 ne ha rimosse 675. Lo ha scritto il cofondatore Jan Wurzbacher in un aggiornamento pubblicato dall’azienda a settembre 2026, in cui spiega che il gruppo ha scelto di puntare su affidabilità e costi più che sulla quantità.
I miglioramenti ci sono. I nuovi contenitori di raccolta, quando sono accesi, catturano quanto previsto dal progetto. Il problema è che lavorano solo tra il 40 e il 50% del tempo, tra manutenzioni e meteo. E in un anno il costo operativo per tonnellata è sceso di oltre la metà, anche se Climeworks non dice quanto sia in valore assoluto. Per l’azienda la prossima generazione di filtri, che in laboratorio dura dieci volte di più, sarà provata a Mammoth dall’inizio del 2027.
Il “netto” è la parola che conta. Un impianto di cattura consuma energia e materiali, e le sue emissioni vanno sottratte dalla CO₂ catturata: per questo una tonnellata catturata non è automaticamente una tonnellata tolta all’atmosfera.
Stratos, il gigante fermo in Texas
Il progetto più grande sulla carta è negli Stati Uniti. Stratos, costruito nel bacino petrolifero del Permiano dalla compagnia Occidental con la sua società 1PointFive, è progettato per catturare fino a 500.000 tonnellate di CO₂ l’anno in due fasi da 250.000. L’avvio era previsto per metà 2025, poi per fine 2025, poi per il secondo trimestre 2026. A giugno 2026, secondo il sito specializzato Decarbonfuse, la prima fase era bloccata da un guasto a un componente esterno al processo di cattura, e nessuna nuova data era stata annunciata.
È un dettaglio che pesa nel dibattito. Le macchine per risucchiare la CO₂ servono soprattutto per compensare le emissioni che non si riescono a eliminare, come quelle dell’aviazione. Se a costruirle sono aziende petrolifere, il rischio di usarle come alibi per continuare a estrarre va tenuto d’occhio.
Dove la tecnologia aiuta: trovare filtri migliori
Il cuore di una macchina per la cattura è il filtro, il materiale che trattiene la CO₂ e la rilascia quando viene scaldato. Trovarne di migliori significa provare migliaia di molecole, e qui l’intelligenza artificiale accorcia i tempi. Il progetto aperto OpenDAC, del Georgia Institute of Technology e del gruppo di ricerca sull’IA di Meta, ha calcolato il comportamento di circa 8.400 materiali, quasi tutti strutture metallo-organiche, con quasi 40 milioni di calcoli di chimica quantistica, e ha usato quei dati per addestrare modelli molto più veloci delle simulazioni tradizionali. I risultati, pubblicati su ACS Central Science nel 2024, indicano circa 241 materiali promettenti, capaci di catturare la CO₂ ignorando in gran parte il vapore acqueo.
Sono previsioni al computer, che vanno ancora verificate in laboratorio e poi in un impianto vero. «La cattura diretta dall’aria deve crescere molto prima di avere un impatto reale», ha ammesso Anuroop Sriram, ricercatore di Meta. Per chi vuole il quadro italiano, la cattura nei camini delle industrie è un’altra storia, che raccontiamo parlando di cattura della CO₂ in Italia; quella naturale nei suoli agricoli è nel pezzo sul sequestro del carbonio in agricoltura.
Domande frequenti
Quanta CO₂ catturano davvero le macchine per risucchiare anidride carbonica?
Ancora pochissima. Mammoth, il più grande impianto di Climeworks in Islanda, con una capacità dichiarata di 36.000 tonnellate l'anno, ha rimosso 119 tonnellate nette nel primo semestre 2025 e 675 nel primo semestre 2026, secondo l'azienda. Le emissioni da combustibili fossili sono state 38,1 miliardi di tonnellate nel 2025, secondo il Global Carbon Project.
Come funziona la cattura diretta della CO₂ dall'aria?
Grandi ventilatori spingono l'aria attraverso filtri che trattengono l'anidride carbonica. Quando il filtro è saturo viene scaldato, intorno ai 100 gradi nel caso di Climeworks, e rilascia un flusso di CO₂ quasi pura. In Islanda questa CO₂ viene sciolta in acqua e iniettata nel sottosuolo da Carbfix, dove si trasforma in roccia. Altrove viene stoccata in giacimenti esauriti di gas e petrolio.
Quanto costa catturare una tonnellata di CO₂ dall'aria?
Molto più dei 100 dollari a tonnellata indicati come obiettivo dal cofondatore di Climeworks nel 2021. L'azienda non pubblica il costo assoluto, ma a settembre 2026 ha dichiarato di aver ridotto di oltre la metà in un anno il costo operativo per tonnellata a Mammoth. Il costo dipende anche dall'energia: gli impianti islandesi usano elettricità e calore geotermici.
Le macchine per catturare la CO₂ servono davvero?
Secondo l'IPCC (sesto rapporto di valutazione, 2022), limitare il riscaldamento a 1,5 °C sarà difficile senza rimuovere CO₂ dall'atmosfera su larga scala prima del 2050, soprattutto per le emissioni difficili da eliminare come quelle di aerei e alcuni processi industriali. La cattura dall'aria è una delle opzioni, accanto a foreste e suoli. Non sostituisce il taglio delle emissioni: oggi rimuove una frazione minima di quanto emettiamo.
Le fonti
- How Mammoth is unlocking a step change in performance & reducing costs, Climeworks, 2025 — link allo studio
- Stratos DAC delay: inside the holdup at the world's largest carbon capture plant, Decarbonfuse, 2026 — link allo studio
- Georgia Tech and Meta: OpenDAC, Meta AI, 2024 — link allo studio
- The Open DAC 2023 Dataset and Challenges for Sorbent Discovery in Direct Air Capture, ACS Central Science, Sriram et al., 2024 — link allo studio
- Fossil fuel CO₂ emissions hit record high in 2025, Global Carbon Project, 2025 — link allo studio
- Climate Change 2022: Mitigation of Climate Change, IPCC, 2022 — link allo studio




