Campo diviso tra erba verde e zona arida visto dall'alto

Mitigazione e adattamento climatico: qual è la differenza

Per affrontare la crisi climatica si interviene su due fronti distinti, e la distinzione è chiara. La mitigazione si concentra sulla riduzione delle cause del riscaldamento globale, cioè le emissioni di gas serra, comportando meno CO₂ nell’atmosfera. L’adattamento si occupa invece delle conseguenze già in atto, rendendo le città, le campagne e le persone più capaci di reggere caldo, siccità e alluvioni. In sostanza: la mitigazione agisce sul termostato del pianeta, mentre l’adattamento si preoccupa di come convivere con l’aumento delle temperature. Entrambi sono necessari, e il Gruppo intergovernativo sul clima (IPCC) lo sottolinea da anni: sono soluzioni complementari, non alternative.

Cos’è la mitigazione: ridurre le emissioni

Mitigare implica ridurre i gas serra direttamente alla loro origine o rimuoverli dall’atmosfera. Si tratta di intervenire sulle cause del problema. Tra le azioni di mitigazione figurano l’impiego delle energie rinnovabili al posto dei combustibili fossili, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, l’elettrificazione dei mezzi di trasporto e la salvaguardia di foreste e terreni, che sono in grado di assorbire carbonio.

Rappresenta il versante con target numerici definiti. Con la Legge europea sul clima, l’Unione europea si è impegnata a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 rispetto al 1990 e ad azzerarle nette entro il 2050. Ogni tonnellata di CO₂ che non viene emessa oggi significa meno riscaldamento per il futuro: la mitigazione determina la gravità del clima che dovremo affrontare.

Cos’è l’adattamento: convivere con gli effetti

Adattarsi implica prepararsi agli effetti del cambiamento climatico, ormai inevitabili, perché il riscaldamento già avvenuto continuerà a farsi sentire per decenni. Si tratta di intervenire sulle conseguenze.

Le misure di adattamento includono gli argini e le protezioni contro le inondazioni, le coltivazioni che resistono alla siccità, i sistemi di allerta anticipata, e in ambito urbano il verde e i materiali chiari in grado di ridurre l’isola di calore urbana. Adattarsi significa anche combattere problemi come la desertificazione dei suoli, che si diffonde dove le ondate di calore e la scarsità d’acqua diventano più comuni.

Perché servono entrambe

Le due strategie non possono rimpiazzarsi a vicenda. In assenza di misure di mitigazione, il riscaldamento supera il limite oltre il quale l’adattamento diventa impraticabile o estremamente costoso: nessuna barriera può resistere a un mare che cresce senza confini. Senza un adeguato adattamento, invece, affrontiamo danni prevenibili da eventi che si stanno già verificando, in questo momento.

L’IPCC afferma in modo esplicito che l’adattamento sarà indispensabile per diversi decenni, ma non può bastare da solo. Più si ritarda sulla mitigazione, più costoso e difficile diventa l’adattamento. Le due strategie operano in sinergia, seppur su scale temporali differenti: la mitigazione si proietta nel futuro, mentre l’adattamento si concentra sul qui e ora.

A che punto siamo, in Italia e nel mondo

Nel gennaio 2024 l’Italia ha adottato il suo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), la cornice che raccoglie le azioni per ridurre i rischi climatici sul territorio. Questo piano si colloca all’interno della Strategia europea di adattamento approvata nel 2021.

Il problema fondamentale è rappresentato dal denaro. Come indicato dall’UNEP, la differenza tra le risorse necessarie per l’adattamento e quelle realmente disponibili si attesta tra i 187 e i 359 miliardi di dollari all’anno per i soli paesi in via di sviluppo. Questo dimostra che, sebbene l’adattamento sia fondamentale, siamo ancora molto distanti dal soddisfare i requisiti richiesti.

Due leve, un solo obiettivo

Diminuire le emissioni e affrontare gli effetti non sono alternative tra loro: rappresentano le due facce della stessa soluzione. La mitigazione contiene la gravità del problema, mentre l’adattamento attenua i danni causati da ciò che non è stato possibile prevenire. Abbandonare una componente significherebbe lasciare l’altra a sopportare un onere insostenibile.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra mitigazione e adattamento?

La mitigazione riduce le cause del cambiamento climatico, cioè le emissioni di gas serra. L'adattamento gestisce le conseguenze già in corso, rendendo territori e persone più capaci di reggere caldo, siccità e alluvioni.

Fai un esempio di mitigazione e uno di adattamento.

Mitigazione: sostituire una centrale a gas con impianti rinnovabili. Adattamento: piantare alberi e usare materiali chiari in città per abbassare la temperatura durante le ondate di calore.

Perché non basta solo la mitigazione?

Perché una parte del riscaldamento è già avvenuta e continuerà per decenni: anche azzerando subito le emissioni, alcuni impatti sono inevitabili e vanno gestiti con l'adattamento.

L'Italia ha un piano di adattamento?

Sì. A gennaio 2024 ha adottato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), all'interno della Strategia europea di adattamento del 2021.

Le fonti