Fughe di metano: la perdita che si vede dallo spazio e che nessuno chiude
Ogni anno petrolio, carbone e gas lasciano sfuggire in atmosfera circa 124 milioni di tonnellate di metano: è la stima del Global Methane Tracker 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA). Più di 35 milioni di tonnellate di queste perdite di metano si potrebbero evitare senza costi netti, perché il gas recuperato vale più dei lavori per tapparle. Eppure molte di quelle fughe restano aperte.
Perché è importante? Secondo l’IEA, il metano causa circa il 30% del riscaldamento globale registrato dalla Rivoluzione industriale a oggi. Agisce in fretta. Il regolamento europeo sul metano lo ricorda: un taglio del 45% delle emissioni entro il 2030 eviterebbe 0,3 °C di riscaldamento entro il 2045. Poche misure per il clima producono effetti così rapidi.
Da dove scappa il metano: petrolio, carbone e gas
Dati alla mano, il petrolio è al primo posto. Più nello specifico, il Global Methane Tracker 2026 indica 45 milioni di tonnellate l’anno dalle attività petrolifere, 43 dal carbone e 36 dal gas naturale. Il metano fuoriesce da pozzi, impianti di compressione, gasdotti e miniere, a volte per guasti e a volte di proposito. È il caso del venting, cioè lo sfiato diretto in atmosfera. Anche in Italia il venting di metano ha interessato impianti in Sicilia e Basilicata.
Restano poi le fughe senza sorveglianza. Secondo l’IEA, pozzi e miniere abbandonati hanno emesso circa 8 milioni di tonnellate di metano nel 2025. Sono impianti chiusi, ma continuano a perdere.
Il peso di queste emissioni sugli obiettivi climatici è al centro dell’analisi sulle emissioni di metano dai combustibili fossili. Chi invece deve chiuderle si pone una domanda più concreta: dove si concentrano le perdite?
I super-emettitori: pochi impianti, gran parte del danno
Le fughe non si distribuiscono in modo uniforme. L’IEA cita uno studio in cui il 55-60% dei siti di produzione visitati non presentava emissioni. Invece, il 10% delle fonti produceva circa il 90% del metano osservato.
Lo conferma una campagna di misure aeree condotta da Carbon Mapper nel bacino del Permiano, in New Mexico, tra aprile e maggio 2024 e pubblicata nel 2026 su Nature Communications. Su 464 impianti che perdevano, pari allo 0,7% delle infrastrutture della zona, i super-emettitori (quelli sopra i 100 chili di metano all’ora) hanno prodotto circa metà delle emissioni totali. Sui gasdotti gli aerei hanno rilevato una perdita ogni 420 chilometri. Inoltre 18 fonti hanno continuato a emettere per tutta la durata della campagna: perdite note, ma non riparate.
In altri Paesi la tendenza peggiora. In Turkmenistan, il Paese della Porta dell’Inferno, scrive l’IEA, i dati satellitari indicano che gli eventi da super-emettitori sono aumentati in media di oltre il 15% l’anno tra il 2020 e il 2023.
Per chi deve intervenire è un dato utile. Se il danno si concentra su poche centinaia di impianti, individuarli facilita le operazioni.
Dove la tecnologia aiuta: satelliti e intelligenza artificiale
Per individuarli bisogna osservare dall’alto. Il sistema MARS del Programma ONU per l’ambiente, lanciato alla COP27 del 2022, usa i dati di più di 30 strumenti satellitari e modelli di intelligenza artificiale per localizzare le grandi emissioni di metano e avvisare governi e aziende. Dal 2026 le allerte arrivano anche per miniere di carbone e discariche. Ogni mese la piattaforma Eye on Methane pubblica le 50 fonti più grandi del pianeta e le risposte dei singoli Paesi alle segnalazioni.
I satelliti, però, non hanno tutti la stessa vista. I dispositivi che mappano l’intero pianeta, come TROPOMI, rilevano solo i pennacchi più grandi. Invece i sensori ad alta risoluzione, come Tanager-1 e GHGSat, controllano aree circoscritte per individuare perdite minori. Come ha scritto l’IEA, «i progressi nelle costellazioni di satelliti, nel telerilevamento ad alta risoluzione e nell’apprendimento automatico stanno migliorando copertura, rilevamento e quantificazione».
Restano limiti concreti. In Venezuela le nuvole bloccano le osservazioni; in molte zone della Russia intervengono neve e ghiaccio. MethaneSAT, il satellite dedicato al metano, ha smesso di funzionare circa un anno dopo il lancio, mentre continua l’analisi dei dati raccolti. Il limite più serio è a terra: anche se un satellite vede una perdita, qualcuno deve comunque chiuderla. L’IEA calcola che le emissioni mondiali di petrolio e gas sarebbero scese di circa 6 milioni di tonnellate, se tutti i Paesi avessero reagito nei tempi raccomandati alle segnalazioni MARS del 2025.
Le regole europee sul metano e il gas che importiamo
L’Unione europea ha stabilito nuove regole. Il regolamento (UE) 2024/1787 vieta il venting, salvo emergenze, malfunzionamenti o casi in cui è inevitabile e strettamente necessario. Obbliga inoltre gli operatori europei a cercare e riparare le perdite.
Il nodo però sta fuori dai nostri confini. Secondo l’IEA, nei grandi Paesi importatori, Unione europea compresa, il metano legato al gas importato (15 milioni di tonnellate nel 2024) supera di gran lunga quello della produzione interna (5 milioni). Per questo il regolamento obbliga gli importatori a dimostrare, dal 1° gennaio 2027, che i contratti firmati o rinnovati dal 4 agosto 2024 riguardano petrolio, gas e carbone estratti con sistemi di misura, comunicazione e verifica equivalenti a quelli europei. Entro il 5 agosto 2028 dovranno comunicare anche l’intensità di metano di ciò che vendono nell’UE. Dal 2030, ricorda l’IEA, tutto il fossile importato dovrà rispettare una soglia massima.
Bisogna però considerare i tempi reali. Con una raccomandazione del 20 luglio 2026, la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di non applicare sanzioni agli importatori. La richiesta riguarda gli obblighi in scadenza nel 2027, 2028 e 2029, tranne in caso di frode. La regola resta, ma per tre anni avrà pochi denti.
Tappare le perdite conviene già
I numeri indicano tutti la stessa direzione. L’IEA stima che si potrebbero evitare più di 35 milioni di tonnellate di metano senza costi netti, con i prezzi dell’energia del 2025. Scrive anche che nel 2026 la convenienza è ancora maggiore, perché il conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi verso l’alto. La Commissione europea cita a sua volta l’IEA. Ricorda che gli interventi su perdite, sfiati e torce di routine potrebbero liberare fino a 200 miliardi di metri cubi di gas. Solo 15, però, sarebbero disponibili a breve termine.
Chiudere le fughe è uno dei passi più rapidi verso l’obiettivo dello zero netto, e la strada è già praticabile. La Norvegia ha vietato di bruciare gas in torcia fuori dalle emergenze e tassa sfiati e torce: secondo l’IEA, oggi le emissioni di metano del suo settore petrolifero e del gas sono le più basse al mondo.
Domande frequenti
Quanto metano perdono ogni anno petrolio, gas e carbone?
Secondo il Global Methane Tracker 2026 dell'IEA, le attività legate ai combustibili fossili emettono circa 124 milioni di tonnellate di metano l'anno: 45 dal petrolio, 43 dal carbone e 36 dal gas naturale. Più di 35 milioni di tonnellate si potrebbero evitare senza costi netti, perché il valore del gas recuperato supera il costo degli interventi.
Cosa sono i super-emettitori di metano?
Sono impianti, pozzi o tratti di gasdotto che perdono grandi quantità di metano, di solito oltre i 100 chili l'ora. Sono pochi ma pesano molto: in una campagna di misure nel Permiano, in New Mexico, pubblicata su Nature Communications nel 2026, circa lo 0,7% delle infrastrutture valeva circa metà delle emissioni totali dell'area.
Come si vedono le fughe di metano dallo spazio?
Gli strumenti che coprono tutto il globo, come TROPOMI, vedono solo i pennacchi più grandi; quelli ad alta risoluzione trovano perdite più piccole su aree ristrette. Il sistema MARS del Programma ONU per l'ambiente combina i dati di oltre 30 strumenti satellitari con modelli di intelligenza artificiale e invia allerte a governi e aziende. Puoi consultare le fonti più grandi sulla piattaforma pubblica Eye on Methane, aggiornata ogni mese.
Cosa cambia per il gas che importiamo in Europa?
Con il regolamento (UE) 2024/1787, dal 1° gennaio 2027 gli importatori devono dimostrare che i contratti firmati o rinnovati dal 4 agosto 2024 riguardano produzioni con sistemi di misura e verifica equivalenti a quelli europei. Dal 2030 il fossile importato dovrà rispettare una soglia di intensità di metano. Per il 2027-2029 la Commissione ha raccomandato di non sanzionare gli importatori, salvo frodi.
Le fonti
- IEA, Global Methane Tracker 2026 - Key findings, 2030 — link allo studio
- IEA, Global Methane Tracker 2026 - Understanding methane emissions — link allo studio
- Nature Communications, Duration of super-emitting oil and gas methane sources (2026) — link allo studio
- UNEP, Methane Alert and Response System (MARS) — link allo studio
- EUR-Lex, Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell'energia, 2045 — link allo studio
- EUR-Lex, Raccomandazione (UE) 2026/1835 della Commissione del 20 luglio 2026, 2027 — link allo studio




