Solare

USA, ecco la conversione di una miniera di carbone in un impianto solare

Nel Kentucky si sta programmando la conversione di una miniera di carbone in un immenso parco solare da 100 Megawatt

Nonostante alcuni Paesi non vogliano uniformarsi a questo nuovo benefico trend, le miniere di carbone stanno ormai inevitabilmente vivendo i loro ultimi anni: ma cosa succederà a tutte queste strutture scavate nella roccia? Qualche settimana fa abbiamo visto per esempio l’esempio di un progetto di conversione di una miniera di carbone tedesca in una enorme batteria per l’accumulo dell’energia rinnovabile. Ma il problema del riutilizzo di queste grandissime strutture non si pone solo in Germania: anche negli Stati Uniti si sta infatti ipotizzando la conversione di una miniera di carbone. In questo caso, però, non si parla di un sistema di storage, quanto invece di un vero e proprio parco solare.

L’iniziativa del Berkeley Energy Group

Ma come è possibile la conversione di una miniera di carbone in un parco solare? Non bisogna certo pensare ai classici tunnel bui e profondi, quanto invece ad una miniera a cielo aperto. E proprio di questo tipo sono i due stabilimenti di proprietà della società del Kentucky Berkeley Energy Group la quale, in sinergia con la Edf Renewable Energy, sta portando avanti delle ricerche per verificare la fattibilità della conversione di una miniera di carbone in un enorme impianto solare.

I motivi dietro alla conversione di una miniera di carbone

Ad oggi il parco solare più grande del Kentucky produce circa 10 Megawatt di energia elettrica. L’impianto solare che potrebbe nascere dalle due miniere della Berkeley Energy Group raggiungerebbe una capacità 10 volte maggiore: si parla dunque di un’iniziativa che potrebbe far fare a questo Stato un vero e proprio salto in avanti in fatto di sostenibilità energetica. Ovviamente non bisogna però lasciarsi prendere la mano: a muovere la società carbonifera non è la filantropia o un’improvvisa passione per l’ambiente, quanto un mero calcolo economico. I combustibili fossili sono infatti destinati a lasciare il passo alle rinnovabili, per il semplice fatto che quelli stanno terminando, mentre le energie green stanno diventando sempre più convenienti, anno dopo anno. La conversione di una miniera di carbone in un impianto solare (o in una super batteria) sono dunque dei veri e propri affari per queste compagnie, prima ancora di essere dei miglioramenti sul lato ambientale. A rimarcare tutto questo, c’è il fatto che il Berkeley Energy Group non ha alcuna intenzione di abbandonare completamente – almeno per ora – i suoi preziosi combustibili fossili. Come ha infatti dichiarato Ryan Johns, responsabile del progetto di conversione, «sono cresciuto con il carbone, poiché la nostra azienda è stata in questo settore per trent’anni. Non stiamo pensando a questa conversione come ad un tentativo di sostituire il carbone, in quanto in questa specifica area tutto il carbone è già stato estratto». Insomma, la stessa compagnia si scuce da dosso fin da subito la targhetta di eroe ambientale: quello che si vuole perseguire è senza nessun maschera un ritorno economico.

Tanti occupati in più con le rinnovabili

Ma il fatto che un’impresa carbonifera opti per ragioni economiche in favore della conversione di una miniera di carbone in un impianto solare, beh, è in ogni caso una notizia stupenda per il futuro energetico: le rinnovabili vinceranno infatti quanto saranno senza ombra di dubbio più convenienti delle energie fossili. A dimostrarlo c’è l’altissimo interesse che si è raccolto intorno al progetto del Berkeley Energy Group, soprattutto per le stime di una grande richiesta di manodopera: Adam Edelen, ex Auditor per il Commonwealth che appoggia la conversione della miniera, ha infatti affermato che ci saranno tanti nuovi posti di lavoro che potranno accogliere i fuoriusciti dall’industria carbonifera. Non a caso, una recente ricerca del Sierra Club ha stimato che l’industria dell’energia pulita richiede 2,5 lavoratori per ogni singolo addetto nell’industria dei combustibili fossili.

Berkeley Energy Group

L’industria del carbone in declino

Quella di queste due miniere, tra l’altro, non equivale alla conversione di una miniera di carbone qualsiasi. Al contrario: il Berkeley Energy Group opera esattamente al centro della Appalachia, quella regione culturale degli Stati Uniti attraversata – per l’appunto – dai monti Appalachi. Ebbene, proprio in questa vastissima area il carbone è stato per molti decenni il centro nevralgico dell’economia. Ovviamente la situazione è cambiata enormemente negli ultimi anni, e gli occupati in questa industria sono scesi irrimediabilmente dai 14.373 del 2008 ai 3.833 di oggi, progressivo calo che è il riflesso della diminuita produzione di carbone (dai 23 milioni di tonnellate all’anno dello scorso decennio ai 5 milioni del 2016). Convertire le miniere di carbone, da questo punto di vista, sarebbe dunque un metodo virtuoso per assorbire i crescenti disoccupati del comparto energetico tradizionale. Come ha spiegato Doug Copeland, manager dello sviluppo di EDF Renewable Energy, «nella regione dell’Appalachia non è mai stato proposto un progetto di questa portata, e per portarlo a termine bisognerà sfruttare ogni briciola di esperienza, di innovazione e di capacità che abbia sviluppato in questi anni».