Pannelli fotovoltaici nello spazio
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Pannelli fotovoltaici nello spazio: un’ipotesi per il futuro

Le tecnologie necessarie per poter fare a meno dei combustibili fossili nel quotidiano esistono già. Certo, ci sono ancora oggi tante questioni aperte, legate di volta in volta all’accumulo dell’energia generata dalle fonti rinnovabili, tipicamente incostanti, alla sostituzione dei classici carburanti nel campo dei trasporti pesanti, ai minerali rari necessari per concretizzare la transizione energetica, e via dicendo. Ma non ci sono dubbi: le tecnologie attuali consentono l’abbandono dei combustibili fossili, cosa che è necessario intraprendere quanto prima e fino in fondo. La speranza è che tra poche settimane, in occasione della Cop28, si riesca a effettuare un altro importante passo in quella direzione. Detto tutto questo, c’è chi guarda ancora più in là, e quindi alle possibilità future per poter produrre energia pulita in modo efficace. Tra questi c’è chi ha alzato lo sguardo: più in alto dei pannelli fotovoltaici posti sui tetti, più in alto delle più alte turbine eoliche, verso lo spazio. Proprio così, ci sono diverse persone che negli ultimi anni hanno analizzato la possibilità di lanciare dei pannelli fotovoltaici nello spazio per produrre in modo efficace energia pulita da “spedire” sulla terra.

I vantaggi dei pannelli fotovoltaici nello spazio

Sappiamo tutti quali sono le peculiarità degli impianti di energia solare fotovoltaica. Per mezzo dei pannelli, questi sistemi permettono di trasformare l’energia dei raggi solari in energia elettrica pulita, sapendo però che l’irradiazione non è costante. Un cielo luminoso o un cielo notturno non permettono infatti la produzione di energia elettrica, e questo è il principale limite del fotovoltaico. Ma questo è per l’appunto un limite “terrestre”: dei pannelli fotovoltaici nello spazio, orbitando intorno alla Terra e correttamente posizionati, potrebbero godere sempre dei raggi del Sole, senza temere cioè né nuvole né il tramonto. Certo, ci sono tantissimi altri ostacoli, dalle tecnologie necessarie per lanciare e “creare” un impianto fotovoltaico nello spazio ai costi, fino alle modalità di trasmissione di energia sulla Terra. Ma, a quanto pare, tutto questo potrebbe essere risolto nei prossimi anni.

Il solare nello spazio secondo l’astronauta Tim Peake

L’European Space Agency (ESA) sta accarezzando già da alcuni anni l’ipotesi di lanciare dei pannelli fotovoltaici nello spazio, portando avanti diverse indagini per capire la fattibilità della cosa e la sua convenienza. L’idea, a quanto pare, è quella di proporre un business case all’Unione Europea entro il 2025. A spiegare a grandi linee qual è la situazione a livello di costi e di fattibilità è stato l’astronauta britannico Tim Peake, il quale – sulle pagine del Guardian – ha spiegato che «lanciare migliaia di tonnellate di hardware nell’orbita terrestre sta diventando sempre più praticabile». L’ESA ha calcolato che, affinché la costruzione di impianti solari nello spazio possa essere considerata finanziariamente fattibile, il costo dei lanci dovrà essere pari o minore a 1.000 dollari per chilo; attualmente, ha spiegato Peake, si parla di 2.700 dollari per chilo, spiegando però che i razzi disegnati da SpaceX, la compagnia di Elon Musk, stanno portando a un netto taglio dei costi. «Effettuare dei lanci con i Falcon Heavy permette di ridurre il prezzo a circa 1.500 dollari al chilo, mentre con i razzi Starship si potrebbe ridurre la cifra di ulteriori 300 dollari» ha spiegato Peake. E in effetti i razzi Falcon Heavy di Musk in questi anni sono già utilizzati per portare hardware nello spazio, a partire ovviamente dai satelliti; i prezzi sono ridotti anche dal fatto che booster laterali e core centrale sono programmati per tornare indietro intatti, così da poter essere riutilizzati.

Detto questo, il progetto dell’ESA è quello di lanciare nello spazio dei pannelli fotovoltaici programmati per essere connessi automaticamente una volta arrivati a destinazione; questa farm solare spaziale potrebbe poi inviare l’energia elettrica generata sulla terraferma attraverso microonde, raccolte infine da apposite stazioni terrestri.