Cumulo di schede elettroniche dismesse: i rifiuti elettronici dei data center crescono con l'IA

Rifiuti elettronici dei data center: quanti ne produce l’IA

Tra il 2025 e il 2050 la corsa all’intelligenza artificiale potrebbe rendere obsoleti fino a 617 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche. Questa è la stima più alta finora pubblicata sui rifiuti elettronici dei data center, diffusa a settembre 2026 dal Basel Action Network, un’organizzazione statunitense attiva da trent’anni nel monitoraggio del traffico internazionale di rifiuti tossici. Messe in fila, equivarrebbero a un volume compreso tra 15 e 23 milioni di container da 40 piedi. Tuttavia, il dato va valutato con attenzione: altri due gruppi di ricerca, analizzando lo stesso tema, hanno ottenuto stime fino a cento volte inferiori.

Comprendere le cause è il modo migliore per sapere di cosa preoccuparsi davvero.

Il server è solo il 13% del peso

Quando si parla di e-waste (i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, in Italia RAEE) dell’intelligenza artificiale, si pensa alle schede grafiche: le GPU, i chip che addestrano e fanno girare i modelli. Il rapporto “The Coming AI Waste Wave” del Basel Action Network ha fatto un conto diverso. Ha pesato tutto quello che serve a far funzionare un data center: circa 70.000 tonnellate di apparecchiature per ogni gigawatt di capacità.

Di quella massa, acceleratori, server e armadi rack valgono circa il 13%. Gli acceleratori sono i chip specializzati, come le GPU, che eseguono i calcoli dell’IA. Il resto comprende infrastrutture che di solito non si vedono: il 35% è dedicato al raffreddamento, il 34% riguarda la distribuzione dell’energia, come trasformatori, quadri e cavi, il 15% è composto dai sistemi di alimentazione di riserva con le batterie e il 3% dagli apparati di rete. Il rapporto, firmato dal fondatore Jim Puckett, è il primo di quattro e annuncia che i prossimi analizzeranno riciclo, sostanze tossiche come i PFAS e possibili soluzioni.

Il limite di questo calcolo riguarda gli elementi inclusi. Per il 2030 il Basel Action Network stima tra 8,6 e 13,1 milioni di tonnellate l’anno di apparecchiature dismesse a causa dell’IA. Il dato comprende però un “contagio”. Riguarda computer, telefoni e apparati di telecomunicazione sostituiti prima del tempo perché non reggono le nuove applicazioni. È un’ipotesi plausibile ma difficile da misurare.

Perché un chip per l’IA invecchia così in fretta

Un server tradizionale durava cinque-sette anni. Secondo il rapporto del Basel Action Network, gli acceleratori per l’IA si cambiano ogni 2-3 anni. Ogni nuova generazione di chip fa più calcoli per watt, e chi gestisce migliaia di macchine spende meno in elettricità sostituendole che tenendole.

La differenza tra le stime dipende soprattutto da questo aspetto. Lo studio di Peng Wang, Ling-Yu Zhang, Asaf Tzachor e Wei-Qiang Chen, pubblicato su Nature Computational Science nell’ottobre 2024, considera una durata media di tre anni e prende in esame solo i server dell’IA generativa. Secondo questi dati, tra il 2020 e il 2030 si accumulerebbero fra 1,2 e 5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un picco che, nello scenario più spinto, arriva a 2,5 milioni di tonnellate in un solo anno, il 2030. «Fattori geopolitici, come le restrizioni sulle importazioni di semiconduttori, e la tendenza a sostituire rapidamente i server per risparmiare sui costi operativi potrebbero aggravare ulteriormente la produzione di rifiuti elettronici», ha spiegato Tzachor, ricercatore della Reichman University, alla rivista Physics World.

Nel 2026 Alex de Vries-Gao, data scientist della Vrije Universiteit di Amsterdam, ha rifatto il calcolo su Resources, Conservation and Recycling. Ha considerato quanti chip per l’IA le fabbriche riescono davvero a produrre. Con una vita utile superiore ai tre anni, la stima scende a 131-224,8 mila tonnellate l’anno nel 2030. Sembra poco, ma non lo è: «È paragonabile ai rifiuti elettronici prodotti in un anno da Paesi come Danimarca, Norvegia o Austria», ha detto de Vries-Gao.

Tre stime a confronto, e cosa contano davvero

Studio Cosa conta Stima al 2030
Wang et al., Nature Computational Science (2024) Server per l’IA generativa, vita di circa 3 anni Fino a 2,5 milioni di t/anno; 1,2-5 milioni di t accumulate 2020-2030
de Vries-Gao, Resources, Conservation and Recycling (2026) Server per l’IA, limitati dalla produzione reale di chip 131-224,8 mila t/anno
Basel Action Network (2026) Intera infrastruttura (raffreddamento, energia, batterie, rete) e dispositivi sostituiti per effetto dell’IA 8,6-13,1 milioni di t/anno

La tabella è chiara. Le stime non si contraddicono, misurano cose diverse. Chi conta solo i server arriva a centinaia di migliaia di tonnellate. Chi include anche chiller, trasformatori e batterie arriva a milioni. Il numero da usare dipende dalla domanda: se serve sapere quanti chip da riciclare finiranno sul mercato, la stima di de Vries-Gao è la più prudente; se serve sapere quanto metallo, plastica e batterie produrrà la costruzione dei data center, la misura più ampia del Basel Action Network è quella più realistica.

Nessuno dei tre lavori utilizza dati forniti dai principali gestori di cloud, che non rendono pubbliche le informazioni sul numero di server dismessi o sulla loro destinazione. Si tratta di stime elaborate da fonti esterne.

Dove finiscono oggi i rifiuti elettronici

Nel 2022 il mondo ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, l’82% in più rispetto al 2010. I dati arrivano dal Global E-waste Monitor 2024 delle Nazioni Unite (UNITAR e ITU). Solo il 22,3% è stato raccolto e riciclato in modo documentato. Entro il 2030 la percentuale scenderà al 20% e i volumi saliranno a 82 milioni di tonnellate. Il resto finisce in discariche, canali informali o esportazioni verso Paesi con meno controlli. Alimenta così i rifiuti elettronici “invisibili”.

Sul piatto ci sono anche i soldi. I metalli presenti nei rifiuti elettronici del 2022 valevano 91 miliardi di dollari, ma ne sono stati recuperati solo 28 (dati UNITAR). Un server per l’IA contiene oro, rame, palladio e terre rare. È uno dei RAEE più ricchi in assoluto e recuperare l’oro dai RAEE è già oggi un’attività industriale.

Un calcolo mostra la portata del problema. Se avesse ragione il Basel Action Network, nel 2030 l’IA contribuirebbe tra un decimo e un sesto dei rifiuti elettronici previsti dall’ONU per quell’anno. La stima di de Vries-Gao indica meno dell’1%. In tutti i casi, questi rifiuti si concentrano in poche centinaia di edifici, ed è quindi più semplice recuperarli rispetto ai telefoni lasciati nei cassetti.

Le regole che ci sono già

L’Unione europea è già intervenuta. Dal 1° marzo 2020 il regolamento 2019/424 sulla progettazione ecocompatibile dei server impone obblighi precisi. Dischi e moduli di memoria dei server venduti nell’UE devono potersi smontare per riparazione o riuso. I produttori non possono impedirlo con colle o saldature. Per i server immessi sul mercato dal 1° marzo 2021 devono anche rendere disponibili gli aggiornamenti del firmware, un obbligo diventato operativo dal 1° marzo 2023. Questo software di base permette a una macchina di continuare a funzionare dopo la prima vita.

Il margine di manovra è ampio. Lo studio su Nature Computational Science calcola che allungare la vita dei componenti e riusarli potrebbe ridurre i rifiuti elettronici dell’IA generativa dal 16 all’86%, a seconda di quante misure si combinano. De Vries-Gao arriva alla stessa conclusione: «L’IA genera comunque un’enorme quantità di rifiuti. Per questo resta fondamentale prolungare l’uso di questi materiali, investire in un riciclo di qualità e migliorare la raccolta dei dati».

Cosa chiedere prima del prossimo data center

Quando si utilizza un chatbot, l’effetto diretto sui rifiuti è trascurabile: questi non sono legati alla singola domanda, ma alla frequenza con cui i gestori sostituiscono i server. Anche per energia e acqua, l’impatto cambia in base ai criteri di calcolo (vedi guida all’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale). Sono le decisioni industriali e le normative a determinare le differenze.

Il Basel Action Network scrive di non conoscere nessun governo, organismo internazionale o grande operatore cloud che abbia pubblicato piani per gestire i volumi stimati di rifiuti dell’IA. Ogni nuovo data center che chiede i permessi, anche in Italia, pone una domanda: quanti server scarterà all’anno e a chi li consegnerà. Oggi quella risposta non è obbligatoria.

Domande frequenti

Quanti rifiuti elettronici produce l'intelligenza artificiale?

Dipende da cosa si conta. Lo studio di Wang e colleghi su Nature Computational Science (2024) prevede tra 1,2 e 5 milioni di tonnellate di server dismessi tra il 2020 e il 2030. Alex de Vries-Gao (VU Amsterdam, 2026) arriva a 131-224,8 mila tonnellate l’anno al 2030, tenendo conto della produzione effettiva di chip. Il Basel Action Network (2026), che include anche raffreddamento, energia e batterie, raggiunge 8,6-13,1 milioni di tonnellate l’anno al 2030.

Perché i server per l'intelligenza artificiale diventano rifiuti così presto?

Secondo Basel Action Network, GPU e chip specializzati per l'IA vengono sostituiti ogni 2-3 anni, mentre i server tradizionali durano 5-7 anni. Le nuove generazioni compiono più calcoli con meno energia, quindi i grandi data center trovano vantaggioso cambiare l'hardware invece di mantenerlo in funzione più a lungo. Tuttavia, lo studio di de Vries-Gao (2026) mostra che la durata effettiva può superare i tre anni indicati finora.

Quanti rifiuti elettronici si producono nel mondo?

Secondo il Global E-waste Monitor 2024 di UNITAR e ITU, nel 2022 il mondo ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Questo volume supera dell'82% quello del 2010. La raccolta e il riciclo avvengono in modo documentato per solo il 22,3% dei materiali. Le Nazioni Unite prevedono 82 milioni di tonnellate nel 2030. Entro quell'anno la quota di riciclo documentato scenderà al 20%.

Esistono regole europee sui server dismessi dei data center?

Sì, in parte. Dal 1° marzo 2020 il regolamento UE 2019/424 obbliga i produttori a progettare server in modo che dischi e memorie si possano smontare per ripararli o riutilizzarli. Per i server immessi sul mercato dal 1° marzo 2021 devono anche rendere disponibili gli aggiornamenti del firmware, obbligo operativo dal 1° marzo 2023. I server dismessi finiscono nella normativa sui RAEE professionali. Non esiste però l’obbligo di dichiarare quanti server un data center mette fuori uso ogni anno.

Le fonti

  • E-waste challenges of generative artificial intelligence, Nature Computational Science (2024), Wang, Zhang, Tzachor, Chen, 2020 — link allo studio
  • The Coming AI Waste Wave, parte 1 (settembre 2026), Basel Action Network, 2030 — link allo studio
  • New estimate of AI e-waste (2026), Vrije Universiteit Amsterdam, 2030 — link allo studio
  • Global E-waste Monitor 2024, UNITAR, 2022 — link allo studio
  • FAQ sul regolamento (UE) 2019/424, server e archiviazione dati, Commissione europea — link allo studio
  • Generative AI has an electronic waste problem, researchers warn (2024), Physics World — link allo studio