Alimurgia: cibarsi di piante selvatiche commestibili

La Natura è fonte di vita. Ma segue le sue regole. Che, a volte, fatichiamo a capire. Pochi conoscono le proprietà di alcune piante selvatiche commestibili che crescono nei prati e nei boschi. Le erbe spontanee spesso vengono considerate inutili e strappate o diserbate. Queste piante sono, in realtà, un dono di Madre Natura per la nostra alimentazione.

L’alimurgìa (dal Latino alimenta e urgentia) è la scienza che riconosce l’utilità di cibarsi di alcune erbe spontanee, soprattutto in occasione di carestie o per motivi salutistici. Con la modernità non siamo più abituati a raccoglierle per sopravvivere. Ma andare nei prati o nei boschi può riavvicinarci alla natura e farci apprezzare i suoi piccoli doni.

Piante selvatiche commestibili, il quaderno del Parco Naturale Regionale Oglio Nord

Il Parco Naturale Regionale Oglio Nord è un parco fluviale in Lombardia, lungo il fiume Oglio. Ha una superficie di 14.170 ettari e comprende 34 comuni nelle province di Bergamo, Brescia e Cremona. Oltre alla ricerca e alla protezione del territorio, il parco promuove l’educazione ambientale e stampa pubblicazioni per la didattica e il turismo. Tra queste ci sono i Quaderni del parco, una collana di volumi per scoprire la flora e la fauna del parco, a cura di Gabriele Gorno, Giuseppe Paletti ed Eugenio Zanotti. Le piante selvatiche commestibili (volume 9) è un interessante testo sulle erbe selvatiche con note sulle proprietà medicali e ricette di cucina. L’opuscolo si può scaricare in pdf.

piante selvatiche commestibili ortica (foto: https://pixabay.com)

Consigli sulle erbe spontanee

Vi presentiamo 8 piante selvatiche commestibili che potete raccogliere e usare in cucina. Prima però vi diamo alcuni consigli: bisogna saper distinguere con certezza un esemplare da un altro prima di raccoglierlo ed è bene imparare a riconoscere prima le erbe selvatiche velenose. Molte piante, a prima vista innocue, possono far male a seconda delle circostanze e della quantità che si ingerisce. Vi raccomandiamo di non raccogliere piante spontanee protette e di informarvi delle specie con limiti di raccolta. Seguite le regole per la raccolta delle piante e adeguatevi alle leggi del luogo.

8 piante selvatiche commestibili da scoprire

Ecco un elenco delle 8 erbe commestibili da conoscere:

  1. Cicoria/radicchio selvatico: sapevate che le radici di cicoria, tostate, vengono usate per fare il caffè? Un caffè senza caffeina, adatto a tutti e amato da Totò. Le foglie fresche, invece, possono essere usate per insalate e torte salate. La cicoria è un ottimo nutrimento anche per gli animali da cortile. È una pianta erbacea perenne e si trova in tutta Italia.
  2. Menta a foglie rotonde: conosciuta anche come mentastro, ha proprietà rinfrescanti e stimolanti. Le foglie tenere si usano per aromatizzare aperitivi, succhi di frutta, macedonie e gelati. Si può usare anche per preparare ripieni per carni e verdure. Si trova in tutta Italia ma è meno comune al nord.
  3. Tarassaco / dente di leone / soffione / insalata matta: diffusa in tutta Italia, le radici vengono usate in erboristeria o come surrogato del caffè, le foglie giovani come verdura fresca (insalata) o cotta (risotto) ed i boccioli floreali chiusi si possono conservare sotto sale o aceto.
  4. Ortica: comunissima in tutta Italia, è urticante ma anche un’ottima verdura: le foglie servono per preparare risotti, minestre, frittate, tortelli, torte salate e ripieni, il fusto sotterraneo si usa per i decotti. La tintura di seta e lana si fa con l’ortica. In campagna si dava da mangiare alle galline per migliorare la produzione e il colore delle uova e ai cavalli per rendere il pelo lucido e forte.
  5. Timo selvatico: comune in tutta la penisola e in Sicilia, la sua essenza è usata per farmaci, liquori, vini, formaggi e nella conservazione oltre che nella cosmetica e in erboristeria. L’infuso ha effetto calmante e ristoratore. Con la salvia può diventare un dentifricio. In cucina si usano le foglie fresche (insalate, marinate, ripieni, piatti di formaggio e verdure cotte) o essiccate (con pesce, funghi, carni e salse).
  6. Viola mammola: questo fiore primaverile, diffuso in tutta Italia, produce l’essenza di “violetta di Parma”. Era il fiore preferito di Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone e duchessa di Parma. I fiori freschi possono completare insalate, sciroppi, gelati e marmellate oppure si possono mangiare canditi.
  7. Nocciolo: sapevate che le bacchette di maghi e streghe sono di nocciolo? L’albero di nocciolo ha un legno semiduro, durevole e pieghevole usato per piccoli lavori di intaglio e tornitura. È un ottimo legno da ardere e si adopera per produrre bastoni da passeggio, cerchi da botte, nasse da pesca e trappole per la caccia. Le nocciole, raccolte in estate, si possono gustare naturali o tostate e caramellate.
  8. Sambuco: il sambuco nero o comune è un arbusto che produce un fiore “a ombrello” e un frutto a bacca nera-violacea. È frequente in tutta Italia e si usa il legno per fare pettini e giocattoli. In fitoterapia si adoperano la corteccia, le foglie e i fiori. I fiori invece si usano nelle frittelle dolci, frittate, bevande rinfrescanti e per aromatizzare bevande e liquori. Coi frutti maturi si producono marmellate.

Ci sono altre piante selvatiche commestibili in natura. Abbiamo scelto queste perché sono le più comuni e curiose. Mangiare erbe spontanee o utilizzarle per insaporire i nostri piatti è una pratica popolare antica. Si chiama anche foraging, dall’inglese forage che significa andare in cerca di foraggio, rovistare.

piante selvatiche commestibili: timo selvatico (foto: https://pixabay.com)

La natura regala meraviglia

Per scoprire la natura non occorre andare lontano, basta solo osservare ciò che ci circonda. La sostenibilità alimentare è un problema attuale: sono molti i progetti di innovazione agricola per affrontare la crisi alimentare globale in modo sostenibile. In Cile hanno creato orti nel deserto con acqua di mare e sole. La soluzione ce la regala la Natura, basta saperla ascoltare. “In tutte le realtà naturali v’è qualcosa di meraviglioso”, diceva Aristotele.

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