quanto inquina la tua spesa

Quanto inquina la tua spesa?

Quanto inquina la tua spesa? È una domanda che è bene farsi, poiché la lotta ai cambiamenti climatici passa anche per il carrello del supermercato. Si tratta di un fatto assolutamente noto: si pensi per esempio a quanto si è discusso della sostenibilità dell’olio di palma. Ed ecco che allora praticamente tutti, o quasi, oggi sanno che per inquinare meno sarebbe sempre meglio preferire non solo prodotti di stagione, ma anche se possibile locali, ancora meglio se biologici. Diventa fondamentale dunque informarsi sulla provenienza dei singoli prodotti, nonché tenere a mente la stagionalità di frutta, verdura e pesce, e ancora, conoscere quali sono i modi più sostenibili per produrre uova. E non bisogna ovviamente scordare il packaging, perché anche il tipo di confezione può variare in modo importante l’effettiva sostenibilità di quello che si mette nel carrello. Ma questi sono solamente principi di base: come sapere effettivamente quanto inquina la tua spesa?

Per inquadrare la questione aiuta un numero. Secondo il database EDGAR-FOOD, costruito dal Centro comune di ricerca della Commissione europea e pubblicato su Nature Food nel 2021, i sistemi alimentari valgono da soli circa il 34% delle emissioni globali di gas serra di origine umana. Nel carrello, insomma, c’è una fetta importante del problema climatico, e la maggior parte di quelle emissioni nasce nel campo e nell’allevamento, prima ancora che il prodotto arrivi sullo scaffale.

Quanto inquina la tua spesa? Lo studio di Oxford e le etichette ambientali

In linea generale sappiamo tutti che i prodotti di origine animale, come la carne e come i latticini, tendono ad avere un’impronta ambientale decisamente maggiore rispetto alla media dei prodotti di origine vegetale, a partire dai legumi e dai cereali. Ma da qui a capire quanto inquina la tua spesa, in effetti, c’è davvero un mare. Ogni singolo prodotto, in base ai trattamenti e alle tecniche usate dal produttore, alla distanza percorsa, al tipo di mezzo usato per il trasporto, al packaging e a tanti altri elementi, può essere più o meno sostenibile. Uno studio condotto da dei ricercatori di Oxford è quindi andato ad analizzare i prodotti lavorati e spesso ultralavorati presenti sugli scaffali dei supermercati: in tutto sono stati sottoposti ad analisi più di 57.000 prodotti, cercando di andare oltre i tentativi di greenwashing per avere dati chiari e oggettivi. Di certo, quando si parla di prodotti lavorati, che sono fatti con tanti ingredienti, capire l’effettivo impatto ambientale è tutt’altro che semplice: per questo gli studiosi hanno messo a punto un algoritmo che tiene conto di tutti i dati a disposizione, per poi fornire un punteggio da 0 (minimo impatto ambientale) a 100 (massimo impatto ambientale). Lo studio è stato pubblicato su PNAS nel 2022.

Guardando le tabelle si scopre che i prodotti più inquinanti sono insaccati, prosciutti e carne secca, con in generale i prodotti di origine animale che occupano la parte più alta della classifica. A metà si trovano invece i prodotti da forno e i dolci, mentre la parte bassa della classifica è occupata dai prodotti di origine vegetale, dalla frutta alla verdura, passando per cereali e legumi. Gli alimenti sostitutivi della carne, come burger di ceci o polpette di soia, presentano tra un quinto e un decimo dell’impatto ambientale rispetto agli “originali”.

Per avere delle informazioni puntuali sull’impatto ambientale dei prodotti presenti nei negozi sono nate diverse app che leggono il codice a barre: una delle prime, sviluppata in Gran Bretagna, è stata Giki. Oggi lo strumento più diffuso in Europa è il Green-Score, che fino alla fine del 2024 si chiamava Eco-Score: assegna a un alimento un voto da A a E in base all’impatto lungo tutto il ciclo di vita e si basa sui dati dell’agenzia ambientale francese ADEME. Come spiega Open Food Facts, il database alimentare collaborativo che lo mette a disposizione su app gratuite, per conoscere il livello di sostenibilità di un prodotto basta inquadrarne il codice a barre e si scoprono così dati come provenienza, packaging, tecniche usate e via dicendo. Sono strumenti volontari e ancora in evoluzione: un’indicazione utile, non un verdetto assoluto.

Conta più cosa metti nel carrello che da dove arriva

Tra i principi di base c’è la preferenza per il prodotto locale. È un buon consiglio, ma i dati lo ridimensionano rispetto ad altre scelte. Come mostra Our World in Data, il trasporto del cibo — i cosiddetti “food miles” — pesa solo per il 5-6% delle emissioni alimentari: gran parte degli alimenti viaggia via nave, molto più efficiente dell’aereo, e la fetta di impronta legata allo spostamento resta piccola. La conseguenza è netta: comprare tutta la spesa a chilometro zero taglierebbe l’impronta al massimo del 5%, mentre rinunciare a carne rossa e latticini anche solo per un giorno alla settimana ottiene lo stesso risultato.

Non è un motivo per ignorare stagionalità e filiera corta, che hanno altri pregi, dal sapore al sostegno dei produttori del territorio. È però la conferma che, sul fronte del clima, conta molto di più cosa si mette nel carrello che da dove arriva. Per approfondire il tema si può leggere la nostra guida sull’impatto ambientale del cibo.

Il supermercato pop up Felix: il negozio del clima

Nel 2020 in Svezia, e più precisamente a Stoccolma, il più importante marchio alimentare del paese – ovvero il brand Felix – ha deciso di aprire un supermercato pop up volto a far capire ai clienti il reale impatto ambientale dei vari prodotti. L’idea di fondo era molto potente: anziché esporre il normale prezzo dei prodotti in SEK, ovvero in corone svedesi, il negozio esponeva i prezzi in CO2e, ovvero in anidride carbonica equivalente. Per l’occasione Felix aveva infatti stampato questa peculiare valuta, dotando ogni cliente di un budget “settimanale” di 18,9 chilogrammi di CO2e: una cifra scelta dal negozio come richiamo simbolico, presentata come la quota indicativa per una spesa in linea con gli obiettivi climatici di Parigi. Più che un target ufficiale, era un modo per rendere tangibile il peso climatico del carrello. Un dettaglio racconta com’è andata: a fine giornata sugli scaffali restavano le polpette di carne tradizionali, mentre le alternative vegetali erano andate esaurite.

Domande frequenti

Quanto pesa il cibo sulle emissioni globali?

I sistemi alimentari valgono circa il 34% delle emissioni mondiali di gas serra di origine umana, secondo il database EDGAR-FOOD pubblicato su Nature Food. La maggior parte deriva dalla produzione agricola e dall'uso del suolo, non dal trasporto.

Quali prodotti inquinano di più al supermercato?

Secondo lo studio dell'Università di Oxford su oltre 57.000 prodotti, i più inquinanti sono insaccati, prosciutti e carni essiccate; i meno inquinanti sono frutta, verdura, cereali e legumi. Le alternative vegetali alla carne hanno tra un quinto e un decimo dell'impatto.

Comprare cibo locale riduce molto l'impronta della spesa?

Meno di quanto si creda: il trasporto pesa solo per il 5-6% delle emissioni del cibo. Azzerare i chilometri percorsi taglierebbe l'impronta al massimo del 5%. Conta molto di più il tipo di alimento che la sua provenienza.

Come faccio a sapere quanto inquina un prodotto?

Esistono etichette ambientali come il Green-Score (ex Eco-Score), che assegna un voto da A a E in base all'impatto sul ciclo di vita. È consultabile inquadrando il codice a barre con app gratuite come Open Food Facts.

Le fonti

  • Food systems are responsible for a third of global anthropogenic GHG emissions (Crippa et al., 2021), Nature Food — link allo studio
  • Estimating the environmental impacts of 57,000 food products (Clark et al., 2022), PNAS — link allo studio
  • Focus on what you eat, not whether your food is local, Our World in Data — link allo studio
  • Environmental impacts of food and agriculture, Our World in Data — link allo studio
  • Green-Score: the environmental impact of food products, Open Food Facts — link allo studio
  • Felix climate pop-up showed Swedish shoppers the true cost of their groceries, The Drum, 2020 — link allo studio